Home Casi Omicidio Teresa e Trifone, Giosuè Ruotolo condannato all’ergastolo: “Odio e sete di...

Omicidio Teresa e Trifone, Giosuè Ruotolo condannato all’ergastolo: “Odio e sete di vendetta”

CONDIVIDI

La Cassazione ha giudicato il 28enne di Somma Vesuviana colpevole del duplice omicidio.

omicidio teresa e trifone

Un delitto non d’impulso, ma premeditato, come si legge nelle motivazioni della sentenza.

L’omicidio di Teresa Costanza e Trifone Ragone

Era la sera del 17 marzo 2015, quando, nel parcheggio della palestra di via Interna, a Pordenone, vennero trovati senza vita i corpi di due giovani fidanzati: Trifone Ragone, 28 anni, di Adelfia (Bari), e Teresa Costanza, 2 anni più grande, assicuratrice milanese di origini siciliane, trasferitasi per amore del suo compagno in Friuli.

I due giovani vennero colpiti da 7 colpi di pistola, esplosi da una distanza piuttosto ravvicinata.

La posizione dei loro corpi, adagiati nell’auto di proprietà di Trifone, fece subito pensare che ad ucciderli fosse stata una persona che conoscevano, perché non avevano neppure tentato di difendersi.

Sei mesi dopo il delitto, il 19 settembre per l’esattezza, venne ritrovata la pistola nel lago del parco di San Valentino, a 300 metri dal parcheggio in cui Teresa e Trifone erano stati freddati.

L’arma era una vecchia Beretta 7,65 modello 1922. Un cimelio risalente al primo dopoguerra.

Le chat anonime e i tentativi di depistaggio

L’identificazione di Giosuè Ruotolo, 31enne di Somma Vesuviana, come l’omicida dei due fidanzati avvenne diversi mesi dopo, con la ricostruzione degli screzi e dei sospetti che Trifone nutriva su di lui.

Dalle indagini è infatti emerso che il 28enne ucciso aveva scoperto che la persona che, da settimane, infastidiva in chat la sua compagna, raccontandole di presunti tradimenti da parte del suo fidanzato, era proprio Ruotolo, suo ex coinquilino e commilitone.

Il 31enne napoletano aveva creato un profilo fake, Anonimo anonimo, con il quale inviava messaggi a Teresa, spacciandosi per la presunta amante di Trifone.

A seguito di quella scoperta, i due ebbero una violenta discussione, durante la quale Trifone minacciò Ruotolo di denunciarlo.

Un’eventualità che il militare non avrebbe acconsentito, perché rischiava di buttare all’aria la sua carriera nella Guardia di Finanza.

In questo clima di odio e sete di vendetta, Giosuè Ruotolo avrebbe quindi maturato l’idea di uccidere i due fidanzati. Non solo Trifone, che era il suo vero obiettivo, ma anche Teresa, testimone scomoda di quanto successo.

Le prove di colpevolezza

Esattamente un anno dopo il duplice delitto, Giosuè Ruotolo viene arrestato con l’accusa di omicidio volontario.

Ad incastrare il giovane commilitone diverse prove, giudicate sufficienti per arrestare il militare napoletano.

Innanzitutto, nonostante inizialmente avesse negato di essere stato in palestra la sera dell’omicidio, le telecamere di sorveglianza della zona ripresero la sua auto mentre transitava lungo via Amendola, pochi istanti dopo l’omicidio di Teresa e Trifone.

Incastrato da quelle immagini, Ruotolo ammise di essere stato in palestra, ma di non essere neppure sceso dall’auto perché non aveva trovato parcheggio.

Quando venne ritrovata l’arma del delitto proprio nel parchetto di San Valentino, Ruotolo dichiarerà di essersi fermato lì pensando di fare una corsetta, ma di aver poi desistito per via del freddo eccessivo.

La sera dopo il delitto, quando viene data la notizia dell’omicidio di Teresa e Trifone, il militare cancella dal suo pc tutte le chat. Comportamento reiterato anche nelle settimane seguenti.

Gli inquirenti scopriranno infatti la cancellazione di molti dati anche dal pc di Somma Vesuviana, forse con l’aiuto del fratello.

La complicità dell’ex fidanzata di Ruotolo

Un ruolo chiave nella vicenda è anche quello di Maria Rosaria Patrone, al tempo del delitto fidanzata di Giosuè Ruotolo.

La ragazza, di professione avvocato, è stata condannata con giudizio separato, a 10 mesi di reclusione, con l’accusa di false informazioni ai pm e favoreggiamento nei confronti di Ruotolo.

La giovane, quando le indagini si erano concentrate sul suo fidanzato, aveva chiesto ad alcune amiche di non fare menzione del profilo fake creato dal compagno per minare il rapporto tra Teresa e Trifone.

La condanna all’ergastolo di Giosuè Ruotolo

Nel pomeriggio di ieri, 13 gennaio, la Corte di Cassazione ha condannato in via definitiva Giosuè Ruotolo alla pena dell’ergastolo. 

Il giovane, che era presente al momento della lettura della sentenza, ha ascoltato le motivazioni della Corte, senza proferire parola.

L’odio verso Trifone e la gelosia verso Teresa lo avevano assalito già da tempo. Togliendoli di mezzo sparivano due rivali, due minacce viventi, due persone verso cui covava odio già da tempo”

aveva sottolineato in primo grado il pm Pier Umberto Vallerin.

Il giovane militare, che dal canto suo si è sempre professato innocente, avrebbe ucciso il commilitone e la sua fidanzata per non compromettere la sua carriera.