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Omicidio Serena Mollicone, i sospetti su Marco Mottola a poche ore dal ritrovamento del corpo

La 18enne di Arce sparì nel nulla il primo giugno del 2001. Il suo corpo venne trovato due giorni dopo in un boschetto all’Anitrella.

Serena Mollicone, processo

Imputati nel processo per la sua morte sono l’allora comandante dei Carabinieri, Franco Mottola, sua moglie, suo figlio e due sottoposti.

La scomparsa e l’omicidio di Serena Mollicone

Il caso dell’omicidio di Serena Mollicone, 18enne di Arce, nel frusinate, resta ancora una matassa da dipanare.

La mattina del 1° giugno 2001 Serena esce di casa per recarsi all’ospedale di Sora.

Verso ora di pranzo il padre, Guglielmo Mollicone, non vedendola rientrare, allerta le forze dell’ordine.

Le ricerche della 18enne proseguono senza sosta per due giorni, fino a quando non viene ritrovato il suo corpo senza vita in un boschetto all’Anitrella.

Serena ha mani e piedi legati e in testa una busta di plastica. Naso e bocca sono avvolti da diversi giri di nastro adesivo, il che ne ha causato la morte per asfissia, dopo una lunga agonia.

Vicino all’occhio sinistro, la ragazza presenta una ferita molto profonda, che si scoprirà poi essere stata causata dalla spinta contro una porta.

La testimonianza chiave di Santino Tuzi

A segnare la vera, grande svolta nel caso dell’omicidio di Serena Mollicone è Santino Tuzi, carabiniere di Arce.

L’11 aprile del 2008, il militare si uccide, sparandosi un colpo di pistola nella sua auto.

Pochi giorni prima di quell’anomalo suicidio, il brigadiere Santino Tuzi aveva fornito un’importante testimonianza.

Il militare aveva dichiarato che intorno alle 11 del primo giugno del 2001, Serena Mollicone era stata nella caserma di Arce.

Da quella caserma, Serena non era uscita, almeno fino alle 14:30, quando il brigadiere aveva staccato dal turno di lavoro.

Le indagini sulla famiglia Mottola

Nel 2011 vengono iscritti nel registro degli indagati, con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere, l’ex maresciallo Franco Mottola, sua moglie e suo figlio Marco.

Di omicidio risponde anche il maresciallo Vincenzo Quatrale, che non avrebbe fatto nulla per impedire il delitto di Serena e che sarà processato anche per istigazione al suicidio.

Quatrale avrebbe infatti indotto il collega Santino Tuzi a togliersi la vita alla vigilia della sua testimonianza contro i Mottola.

Il brigadiere Francesco Suprano dovrà invece difendersi dall’accusa di favoreggiamento per aver contribuito a depistare le indagini sulla morte della 18enne.

Secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti, a colpire Serena sarebbe stato Marco Mottola, probabilmente facendola sbattere contro una porta all’interno della caserma. Il che spiegherebbe anche la profonda ferita che la ragazza presentava all’occhio sinistro.

Mottola sarebbe stato poi aiutato dal padre e dalla madre ad occultare il corpo della ragazza.

Nel momento in cui si sono accorti che la ragazza era ancora viva, le avrebbero imbavagliato bocca e naso con lo scotch e poi le avrebbero coperto la testa con un sacchetto di plastica.

Serena è morta per asfissia, dopo una lunga agonia.

La seconda udienza del processo

Dopo vent’anni di depistaggi e silenzi, ha preso il via il processo per la morte di Serena Mollicone.

Non potrà essere presente il papà della vittima, Guglielmo Mollicone, scomparso lo scorso anno proprio alla vigilia dell’anniversario del delitto.

Guglielmo, che da quel primo maggio di 20 anni fa si è sempre battuto per la verità, era sempre stato convinto della colpevolezza di coloro che sono ora i principali imputati nel processo.

“Chi uccise mia figlia aveva paura di Serena perchè lei ebbe il coraggio di andare nella caserma dell’Arma per denunciare l’enorme spaccio di droga che all’epoca c’era ad Arce, terzo polo dello spaccio di stupefacenti dopo Roma e Napoli. Spaccio controllato da un boss camorrista capo degli Scissionisti”,

aveva detto Guglielmo poco dopo il delitto.

La prima udienza si è svolta il 19 marzo scorso a porte chiuse, per via dell’emergenza covid in atto.

Lo scorso 16 aprile è iniziata la seconda udienza nell’Aula Magna dell’Università di Cassino.

La corte d’Assise di Cassino è presieduta dal presidente del Tribunale Massimo Capurso, che ha rinunciato alla pensione per permettere che il processo venga celebrato senza più rinvii.

L’Arma dei carabinieri è già stata ammessa come parte lesa nelle udienze preliminari.

Secondo i legali della difesa però l’Arma non avrebbe diritto a partecipare al processo, almeno nella parte che riguarda i familiari di Mottola, quindi Franco Mottola e sua moglie, che non sono militari.

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I difensori hanno sollevato obiezioni anche contro la richiesta del sindaco di Arce, Luigi Germani, che aveva chiesto di poter partecipare al processo.

Il legale Dario De Santis ha ottenuto che il papà di Serena resti parte civile nel processo, come previsto dallo stesso codice civile.

Ai funerali di Guglielmo, l’avvocato della famiglia Mollicone aveva detto:

“Se non ci fosse stato Guglielmo Mollicone, forse non si sarebbe continuato a lottare per cercare la libertà”.

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Durante la seconda udienza è stata confermata la legittimità della costituzione di parte civile del comune di Arce, dell’Arma dei Carabinieri e degli zii di Serena, Antonio e Armida.

La testimonianza del carabiniere Gabriele Tersigni

Il carabiniere Gabriele Tersigni, oggi in pensione, fu il primo a trovare il corpo di Serena Mollicone nel boschetto all’Anitrella.

Il militare è stato ascoltato nelle scorse settimane, nell’ambito del processo.

“Mi fu subito chiaro che Serena non era stata uccisa lì e quelle caviglie così strette mi sembrarono una messinscena”

ha raccontato Tersigni.

“Si facevano tante ipotesi inverosimili dal satanismo al suicidio per depressione, ma quando andai da Mottola proponendo di indagare con decisione nella cerchia dei conoscenti, lui fu sorpreso, quasi indignato: ‘Che cosa vuoi dire con questo?’, mi rispose”

ha riferito il militare.

Franco Mottola, sua moglie, suo figlio e due sottoposti sono i 5 imputati nell’ambito del processo, che presenta ancora moltissime ombre.