Home Casi Omicidio Evan, “Ti scanno bas****o”: gli audio delle microspie potevano salvarlo?

Omicidio Evan, “Ti scanno bas****o”: gli audio delle microspie potevano salvarlo?

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Emerse solo ora le sconvolgenti registrazioni delle microspie piazzate nell’appartamento, cosa è accaduto al piccolo Evan?

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Madre e patrigno del piccolo Evan Lo Piccolo

Nell’appartamento dell’orrore a Rosolini erano state piazzate delle microspie, ma un problema tecnico ha ritardato l’ascolto. Cosa è emerso di tremendo, Evan si poteva salvare?

Microspie difettose: Evan poteva salvarsi se si fossero ascoltati gli audio?

Non solo foto, ma anche video immortalavano il piccolo Evan nella sua breve vita.
Quelle immagini, mandate in onda a Quarto Grado ieri sera hanno sconvolto quanti hanno seguito la storia e l’interrogativo che tutti si pongono è lo stesso: Evan si poteva salvare?

Da quando la notizia che il piccolo di soli 21 mesi è morto all’ospedale di Modica dove è arrivato in fin di vita picchiato fino alla morte nella sua casa di Rosolini.

Le prove sono schiaccianti nei confronti del patrigno Salvatore Blanco 32 anni, con la partecipazione, ipotizzano gli inquirenti, della madre 23enne Letizia Spatola.

Nonostante la donna si dichiari estranea ai fatti e plagiata dal compagno alcuni agghiaccianti audio emersi solo ora smentirebbero la sua versione.

Come rivelato nella scorsa puntata di Quarto Grado infatti, alcune microspie erano state piazzate nell’appartamento dalla polizia allarmata da molte segnalazioni.

Purtroppo per un’incredibile disguido tecnico tali registrazioni sono giunte troppi tardi nelle mani degli inquirenti, quando il piccolo era già morto.
Le microspie nella camera da letto pochi giorni prima del pestaggio mortale registrarono Blanco che minacciava Evan:

“Togliti prima che ti picchio.. Ti scanno, bastardo!”

La madre a quel punto avrebbe detto:

“Allora sei tu che gli alzi le mani”

Mostrando di aver capito che qualcosa di terribile avveniva al suo bambino.

Il fratellino di Evan: “Sapevo cosa succedeva”

Terribile è anche la testimonianza del primogenito di Letizia Spatola di soli 8 anni. Il bimbo confessa di sapere tutto ciò che accadeva in quella casa al piccolo Evan ed accusa chiaramente madre e patrigno.

La sofferenza di quel bimbo di soli 21 mesi era evidente ed il compagno della nonna paterna era arrivato a fingersi un vicino di casa per denunciare i maltrattamenti agli assistenti sociali.

Nemmeno questo tentativo disperato aveva sortito effetto: l’assistente sociale dopo la visita aveva certificato che la Spatola fosse in grado di occuparsi del bimbo, pur se “distratta”.

I parenti del piccolo Evan continuano a cercare verità e giustizia perché quel bimbo dimenticato da tutti si poteva salvare.