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Incendio Amazzonia, continua il danno ambientale: polemica sul Governo “immobile”

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L’incendio in Amazzonia sta distruggendo il polmone del mondo mentre il Governo sta fermo a guardare. Cosa sta succedendo?

Incendio Amazzonia
Incendio Amazzonia

20mila ettari di vegetazione inceneriti in Brasile per l’incendio in Amazzonia che sta devastando il nostro polmone naturale. E adesso?

Il rogo e l’immobilismo del Governo

Il peggior incendio mai avvenuto negli ultimi anni, come denunciano i giornali Brasiliani, è ancora in atto.

Ormai due settimane fa nella zona settentrionale del Brasile, al confine con Paraguay e Bolivia, è divampato un incendio di proporzioni gigantesche che ha coinvolto anche le regioni del Mato Grosso e dell’Amazzonia.

Ettari di vegetazione ridotti in cenere e la città di San Paolo lunedì sera oscurata al fumo e da un lungo black out.

La situazione ambientale è uno dei punti scottanti per il Governo Bolsonaro, accusato di immobilismo anche in virtù di alcune dichiarazioni del Presidente secondo cui si starebbe diffondendo una “psicosi ambientalista”.

Fatto che appare smentito dall’Inpe (Istituto Nazionale Ricerche Spaziali)come riportato da “O GLOBO”

Attraverso immagini satellitari si è evidenziato come solo nei primi mesi del 2019 gli incendi siano aumentati del 82% creando danni alla vegetazione e alla salute degli abitanti.

La componente più pericolosa del fumo infatti, il particolato, causa danni irreversibili alle vie aeree penetrando nel sangue in seguito all’inalazione.

Il climatologo Carlo Noble spiega che il fenomeno dell’oscuramento del cielo a San Paolo è un effetto ottico dato dalla combinazione tra fuliggine e fronte d’aria fredda.

Dati i forti venti poi, il fumo potrebbe spostarsi coinvolgendo anche gli stati nel Sud e Ovest del Continente.

Sempre dal “O Globo” arriva la notizia che negli ultimi giorni è stata istituito un “Gabinetto di Crisi” per valutare soluzioni ma ancora nulla di concreto è stato fatto.

I Social si mobilitano per l’Amazzonia

Nel frattempo le immagini dell’incendio sono rimbalzate tra gli utenti delle maggiori piattaforme social, facendo scattare l’allarme.

Twitter e Instagram ad esempio si sono mobilitati con l‘hastag #PrayforAmazzonia e coinvolgendo in pochi giorni milioni di persone da tutto il mondo.

Quello che si chiede, con accorati appelli è di continuare a divulgare più possibile tali immagini.
La speranza è di far attivare i Governi di tutti gli Stati del mondo  per arginare questo problema.

Una delle immagini più diffuse riprende una frase di Greenpeace

“QUANDO L’ULTIMO ALBERO SARA’ TAGLIATO
QUANDO L’ULTIMO FIUME SARA’ PROSCIUGATO
QUANDO L’ULTIMO PESCE SARA’ STATO PESCATO
ALLORA CAPIRETE CHE IL DENARO NON SI MANGIA”

La popolazione mondiale attende di avere buone notizie al più presto sul disastro della foresta Amazzonica.

La distruzione delle preziosissime ma ormai rare riserve d’ossigeno riguarda tutti e i Governi non possono più ignorarla.