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Gli alberi extralarge, una fonte per la lotta al riscaldamento globale

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Se le emissioni di CO2 si manterranno sugli attuali livelli, nel 2100 avremo alberi sempre più grandi. Il fenomeno porterà ad avere alberi extralarge, la cui biomassa crescerà del 12%

Ad affermare questo è uno studio scientifico internazionale coordinato dall’Università di Stanford e dall’Università autonoma di Barcellona. Esso è stato pubblicato nella rivista Nature Climate Change. Se le emissioni si manterranno sui livelli attuali o continueranno a crescere, nel 2100 potremo avere alberi enormi, la cui taglia sarebbe maggiore rispetto a quella attuale.

Alberi extralarge, i risultati dello studio:

Le piante continuerebbero ad assorbire una generosa fetta delle emissioni di CO2, crescendo la propria biomassa del 12%. Nascerebbe inoltre un’alleanza tra alberi, microrganismi e funghi del suolo, che produrranno elementi utili come fertilizzanti del suolo, nutrienti come azoto e fosforo, che sono necessari per poter elaborare l’anidride carbonica.

Questa ricerca è la sintesi di ben 138 studi precedenti, ottenuta grazie all’impiego dell’intelligenza artificiale e dati ottenuti da misurazioni satellitari. Secondo gli studiosi, alla fine del secolo si potrebbe assorbire più Co2, grazie all’aumento della biomassa vegetale. Questo sarà possibile sulla base di un’approssimazione dei livelli attesi. L’incremento della biomassa vegetale, permetterà quindi agli alberi e alle piante in generale d’assorbire l’equivalente di sei anni di emissioni derivanti dal consumo di combustibili fossili.

Le conclusioni degli studiosi:

Il co-autore dello studio dell’Università di Stanford Rob Jackson ha detto che dobbiamo piantare e recuperare alberi perché è come risparmiare denaro per il futuro, per coprire eventuali imprevisti. Dobbiamo considerare la crescita della biomassa delle piante, come se fosse un tasso d’interesse su un nostro investimento. Infine afferma che “dobbiamo sapere quanto sarà alto il tasso di interesse sul nostro investimento in carbonio”.

Il coordinatore dello studio Cesar Terrer ha detto, che in fino a questo momento, abbiamo assistito al disboscamento indiscriminato, distruzione delle foreste tropicali vergini ma non solo. Quest’approccio alle più grandi riserve di alberi, ci potrebbe portare a perdere ad uno dei più importanti strumenti per limitare il riscaldamento globale. Se venissero eliminate, dove potrebbero crescere gli alberi extralarge? Per questo motivo, si stanno tenendo monitorate le foreste tropicali di Amazzonia, Congo e Indonesia, dato che sono le zone del mondo con maggior potenziale di immagazzinamento di anidride carbonica.