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Manovra 2020, limite all’uso del contante: come funziona?

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Limite uso del contante: Governo Conte “Bis”, la battaglia al contante sarà davvero decisiva

Al centro della Manovra 2020 il Governo Conte “Bis” si pone di combattere l’evasione fiscale e del limite uso del contante a favore della moneta elettronica.

È stato proprio il Premier a volere le misure per spingere gli italiani a usare di meno il contante e di più la moneta elettronica (carte di credito, bancomat, bonifico bancario).

Per scoraggiare l’uso del contante verrà rinforzato l’obbligo di accettare i pagamenti elettronici: una sanzione pari a 30 euro, aumentata del 4% del valore della transazione per la quale sia stata rifiutata l’accettazione del pagamento con mezzi elettronici.

Attualmente, il limite massimo consentito è di 3.000 euro, ma in 3 anni dovrebbe scendere a 1.000 euro.

Anche se il limite all’utilizzo del contante è sempre stato “ritoccato” con il susseguirsi dei Governi, in effetti, non si è mai riusciti a risolvere il problema dell’evasione fiscale.

Limite all’uso del contante dal 2002 al 2021

Quando nel 2002 fu introdotta la moneta unica il tetto era di ben 10.329,14 euro, poi con il Governo Berlusconi il limite passò a 12.500 euro.

Nel 2007 con il Governo Prodi il tetto venne abbassato a 5mila euro.

Successivamente, con il ritorno di Berlusconi l’anno successivo venne ripristinato il limite dei 12.500 euro. Nel 2010 venne riabbassato a 5.000 euro e poi, nel 2011, passò a 2.500 euro.

Oggi la soglia massima per pagare in contanti è di 3.000 euro e chi trasgredisce viene “punito” con una sanzione minima di 3.000 euro che sale fino a 15.000 euro (per i pagamenti di ammontare superiore a 50.000 euro).

Ci sono però delle eccezioni:

  • i pagamenti in contanti per la Pubblica Amministrazione devono essere inferiori a 1.000 euro, parimenti all’invio di denaro in qualsiasi parte del mondo (c.d. money transfer),
  • gli stipendi (qualsiasi cifra) non possono essere assolutamente pagati in contanti dal datore di lavoro.