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Libia, il generale Khalifa Haftar dice sì alla Conferenza di Berlino

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Il generale Khalifa Haftar ha deciso di accettare l’invito a partecipare alla conferenza di Berlino sulla Libia, in programma domenica 19 gennaio

La notizia in merito alle questioni in Libia è stata twittata da al Arabiya:

Haftar

“rifiuta che la Turchia faccia da mediatore”.

Il generale vorrebbe che

“gli Stati mediatori siano neutrali ed abbiano come scopo la stabilità della Libia”

Inoltre, Al Arabiya ha riferito che è stato fissato un termine tra 45 e 90 giorni alle milizie per restituire le armi.

Haftar non firma la tregua: quali sono le ragioni del rifiuto?

Il generale Haftar ha lasciato Mosca senza firmare la tregua con il governo di accordo nazionale guidato da Fayez al-Sarraj.

La ragione del rifiuto sarebbe la mancata considerazione di molte delle richieste dell’esercito nazionale libico.

Haftar “ha accolto positivamente” l’intesa su una tregua in Libia, così spiega il ministero della Difesa russo, ma prima di sottoscrivere la tregua sono necessari due giorni per discutere il documento con i leader delle tribù che sostengono l’esercito della Libia.

Conferenza di Berlino: la conferma della data

Dopo il rifiuto di Khalifa Haftar di sottoscrivere la tregua in Libia, il generale della Cirenaica avrebbe comunque deciso di partecipare domenica alla conferenza di Berlino organizzata dall’UE.

Infatti, adesso, le due parti sarebbero d’accordo per continuare il “cessate il fuoco”: ciò crea un’atmosfera più favorevole per la Conferenza di Berlino sulla Libia.

Sulla data del vertice la conferma è arrivata dal Premier italiano Giuseppe Conte dal Cairo, dove si trova per incontrare il Presidente egiziano al-Sisi.

La Conferenza di Berlino si svolgerà il 19 gennaio 2020.

Conte: mandare altri soldati italiani in Libia

Sulla possibilità di inviare altri soldati italiani in Libia

“ne discuteremo a Berlino e se ci saranno le premesse l’Italia è disponibile”,

sottolinea il Premier Conte.

L’invio dei soldati avverrà solo in un contesto di sicurezza e con un mandato chiaro: l’Italia vuole dare ogni forma di contributo per la pacificazione.