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Italia 1.5, il piano di Greenpeace per arrivare alle 0 emissioni

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Italia 1.5 è il nuovo piano energetico per arrivare alle emissioni 0 ideato a Greenpeace, perché il piano energia elaborato dal governo non sarebbe in linea con l’Accordo di Parigi.

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Italia 1.5 è il nuovo piano energetico ideato da Greenpeace per poter raggiungere le emissioni 0 e rispettare gli Accordi di Parigi. Uscito in contemporanea con gli Stati Generali che stanno scegliendo come affrontare i problemi economici e la gestione dei fondi dell’unione europea che saranno usati per rilanciare l’Italia.

Il progetto di Greenpeace

Greenpeace Italia ha deciso di lanciare il progetto Italia 1.5. sarebbe uno scenario di possibile rivoluzione energetica che dovrebbe spostarci dai combustibili fossili alle rinnovabili. La decarbonizzazione totale dell’Italia, permetterebbe di rispettare gli accordi di Parigi, avere vantaggi d’indipendenza energetica, maggiore occupazione e guadagni.

A lavorare allo studio è stato l’Institute for Sustainable Future di Sydney. Sono stati sviluppati due scenari uno a emissioni 0 nel 2040 e il secondo a emissioni 0 nel 2050 raffrontandoli con il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima. Il PNIEC è stata consegnata dal governo all’Unione Europea all’inizio del 2020. Esso continua a puntare sull’uso del gas, cosa che non lo rende in linea con gli Accordi di Parigi. Anche il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa ritiene che questo piano debba essere rivista. Luca Iacoboni, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia ha detto:

“In questo nostro studio ci sono numeri chiari, che dimostrano innanzitutto che il PNIEC del governo non è nell’interesse dei cittadini italiani, ma risponde piuttosto alle richieste delle lobby di gas e petrolio. Occorre subito una rivisitazione degli obiettivi su clima e rinnovabili”

Secondo lo studio di Greenpeace si potrebbero creare 163.000 posti di lavoro, facendo aumentare l’occupazione nel settore energetico del 65%. Lo spostarsi verso le rinnovabili, porterebbe dei guadagni, dato che i soldi risparmiati dall’acquisto dei combustibili fossili durante la transizione.