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Fondi SURE, Italia chiede attivazione all’UE per 28,5 miliardi. Gualtieri: «Fiscalità di vantaggio per il Sud sarà strutturale»

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Il Governo Conte punta a rendere strutturale la fiscalità di vantaggio per il Meridione e chiede all’Unione Europea l’accesso ai fondi SURE.

Fondi SURE

L’Italia scrive all’UE per attingere a circa 28 miliardi di euro del fondo SURE, stabilito a Bruxelles contro la disoccupazione.

Il Belpaese resta uno dei più colpiti del Vecchio Continente dall’epidemia COVID e, tra le conseguenze drammatiche della crisi economica, c’è proprio la perdita di lavoro per molti cittadini.

Il governo italiano vuole utilizzare il cosiddetto strumento SURE dell’UE, che è stato creato per finanziare i programmi di lavoro a orario ridotto degli Stati membri.

Fondi SURE, Italia scrive all’Unione Europea per richiedere 28,5 miliardi di euro

L’Italia ha presentato una richiesta per un prestito da 28,5 miliardi di euro, hanno annunciato sabato i Ministri dell’Economia e del Lavoro.

Secondo il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e il Ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, le misure approntate durante la crisi pandemica hanno avuto un impatto significativo sull’economia italiana e sul sistema sociale, rendendo necessario un prestito.

Lo stesso governo ha stanziato circa 12,5 miliardi di euro per mantenere l’occupazione.

L’UE prevede di contrarre prestiti a partire da settembre per finanziare lo strumento SURE.

Governo: fiscalità di vantaggio per il Sud e taglio 30% contributi

Il Governo Conte punta a rendere strutturale la fiscalità di vantaggio per il Sud con un taglio del 30% dei contributi per tutti i lavoratori dipendenti prevista per il periodo ottobre-dicembre dal Decreto Agosto.

A scriverlo su Facebook è il Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, il quale sottolinea che l’Italia riparte se riparte il lavoro e, soprattutto, se riparte il Sud.

Come annunciato da Gualtieri il Governo ha previsto incentivi per chi assume a tempo indeterminato fino a dicembre e introdotto la fiscalità di vantaggio per le aziende del Mezzogiorno, con un taglio del 30% sui contributi per tutti i lavoratori dipendenti.

Si tratta di una misura strutturale e che punta a ridurre il gap storico di crescita, occupazione e produttività tra il Sud e il resto della penisola italiana.