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Parla il virologo Pregliasco: “Seconda ondata peggio della prima”

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Il virologo dell’Università di Milano, Fabrizio Pregliasco, sostiene che la seconda ondata di coronavirus sarà peggiore, con una diffusione più ampia.

Pregliasco
Il virologo ai microfoni di Agorà ha parlato della pandemia.

Non usa giri di parole il virologo dell’Università di studi di Milano, Fabrizio Pregliasco. L’uomo, infatti, sostiene come questa seconda ondata di coronavirus sarà certamente peggiore, con le famiglie che saranno utili a moltiplicare il contagio.

Il virologo ha cercato di spiegare la nuova impennata di contagi

Queste le dichiarazioni rilasciate in diretta tv questa mattina, 2 novembre, ai microfoni di Agorà da Pregliasco. Quella del virologo, inoltre, voleva essere un punto della situazione sulla pandemia dopo l’ultima impennata di contagi.

“In questo momento davvero c’è una diffusione del virus Sars-CoV-2 non dico omogenea, ma davvero molto ampia e peggiore della prima volta. Lo vedo nel contesto in cui vivo e lavoro, tra i familiari e gli amici: la probabilità di cadere nell’infezione è generalizzata”.

Pregliasco, inoltre, sottolinea come uno degli aspetti più terribili di questo virus sia la facilità d’acquisizione. Infatti, lo si può prendere a lavoro, per strada, con amici e poi portarlo a casa, nella propria famiglia.

Il virus si diffonderebbe anche in casa, luogo dove spesso si abbassa la guardia

Ed è proprio la famiglia che diventa un elemento fondamentale per il virologo dato che, spesso, in casa si abbassa la guardia. Invece, come ribadito dal virologo, bisogna stare molto attenti dato che potremmo essere in presenza di asintomatici.

“La famiglia diventa un elemento moltiplicatore, proprio perché si abbassano per forza di cose le difese. Invece bisogna stare molto attenti a fronte della presenza di soggetti asintomatici”.

Oltre ai lockdown mirati, infine, Pregliasco vede nel potenziamento dello smartworking uno dei punti su cui investire per evitare nuovi contagi. Il virologo, inoltre, si dimostra a favore anche della scuola, riducendo però il numero degli alunni massimi negli autobus che possono diventare fonte di assembramenti e quindi di contagi.