Home News Vaccini, l’Italia prima in Europa: Pfizer riduce le dosi nel continente

Vaccini, l’Italia prima in Europa: Pfizer riduce le dosi nel continente

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L’esposto del Codacons per abuso di posizione dominante.

Pzifer riduce le commesse, ridistribuzione iniqua in Italia

L’Italia agguanta un primato in Unione Europea, quello per vaccini somministrati, nel mondo è al nono posto. Ma nel momento in cui il Paese inizia la somministrazione delle seconde dosi, la decurtazione imposta da Pfizer diventa allarmante. Intanto l’UE dibatterà sull’introduzione di un passaporto digitale.

La riduzione delle commesse

Come annunciato venerdì tramite un comunicato che ha mandato in escandescenza mezza Europa, Pfizer ridurrà del 29% il numero dei vaccini, da oggi 18 gennaio.

Un preavviso minimo in un periodo delicatissimo, per una riduzione che riguarderà tutte le nazioni del vecchio continente a cui è così imposto di rallentare i propri piani vaccinali. L’improvviso taglio sarebbe imposto dai lavori per aumentare la capacità produttiva dello stabilimenti di Puurs, ad Anversa, in Belgio.

Il commissario straordinario Domenico Arcuri di fronte al dubbio che la causa della decurtazione avvenuta possa essere una possibile vendita a Paese extra europei disposti a pagare di più, ha liquidato la questione affermando:

“Posso fare un sorriso…”

Ma si rivolge alla casa farmaceutica in modo duro:

“Lavoro da anni con le aziende, queste cose non le sai dal venerdì al lunedì. Qui non stiamo parlando di merendine…”

Il Codacons però non ha gradito questo cambio repentino del colosso farmaceutico e pertanto ha presentato un esposto a 104 procure del territorio nostrano. Un altro esposto è indirizzato all’Antitrust europeo con l’accusa di abuso di posizione dominante. 

La distribuzione iniqua

L’ulteriore colpo di scena non è solo che la distribuzione avverrà in modo imparziale, ma che a deciderlo sia stata la multinazionale a cui non è saltato in mente di consultare a proposito il suo cliente, lo stato italiano.

Pertanto Arcuri invita alla collaborazione tra le regioni.

Per il Friuli Venezia Giulia è previsto una riduzione dei vaccini del 53,8%. Il presidente Massigliano Fedriga afferma:

“Penso serva un riequilibrio, che il taglio venga spartito in modo equanime”.

La sua è una richiesta portavoce del pensiero di molti presidenti regionali, oltre che della popolazione.

Ad essere svantaggiate nella redistribuzione sono anche il Veneto, con un taglio del 52%, le provincie di Trento e Bolzano con una riduzione rispettivamente del 60% e del 57,1%, il Veneto a cui mancherà il 52,5% delle dosi inizialmente stabilite, la Sardegna a cui giungerà giusto la metà, la Puglia e la Calabria che avranno un 38,4% in meno, la Toscana con una riduzione è 36%, la Lombardia con il 26,8% e infine il Lazio con il 25% di minor quantità.

Abruzzo, Basilicata, Marche, Molise, Umbria e Valle d’Aosta sono le uniche a non subire una revisione delle commesse così come erano state pattuite inizialmente.

Per Arcuri è inammissibile adesso il passaggio a Moderna, l’altro vaccino disponibile.

La preoccupazione è tanta per i disordini e i ritardi creati dall’accordo disatteso.

Il Lazio era arrivato a 54 mila dosi giornaliere. Proprio negli ultimissimi giorni era cominciato il richiamo di quanti, a partire dal 27 dicembre, il V Day, si erano sottoposti all’antidoto, a partire dai 130 sanitari dello Spallanzani. Qui è iniziata anche la vaccinazione sperimentale degli ultraottantenni. Alessio D’Amato, assessore alla sanità, esprime la sua preoccupazione e afferma come

“Eravamo pronti a fare il salto di qualità con 10mila vaccinazioni al giorno. Con queste dosi potremo farne la metà”.

Anche in Toscana, Emilia Romagna e Puglia slitta di qualche giorno il prosieguo delle vaccinazioni.

Intanto due varianti a quelle classiche del coronavirus circolano in Abruzzo. L’istituto superiore di sanità afferma che sii tratta della variante inglese, di cui sono stati individuati 51 positivi, a cui si aggiunge un’altra variante presente in regione da dicembre.

Intanto l’UE è favorevole ad un passaporto vaccinale. Il presidente del consiglio Charles Michel ne sottolinea l’utilità per poter viaggiare, una sicurezza per tutti. Il dibattito sul tema inizierà il 21 gennaio, il prossimo giovedì.