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“Tra crimine ed attualità”, la criminologa Anna Vagli si racconta in esclusiva per LettoQuotidiano.it

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La criminologa forense Anna Vagli ci porta nel mondo controverso ma affascinante della criminologia: da Logli ad Evan, il parere dell’esperta.

Intervista Anna Vagli
La scrittrice e criminologa Anna Vagli

La criminologia è una professione dura ma affascinante, la dottoressa Anna Vagli, tra le maggiori esperte in Italia, si racconta in esclusiva per LettoQuotidiano. Dal percorso universitario ai maggiori casi di cronaca nera del momento fino all’emergenza Covid e all’impegno contro la violenza di genere, ecco l’esperienza in prima linea di Anna Vagli.

La criminologia: percorso di studi ed esperienze della Dottoressa Anna Vagli

Buongiorno Anna, ci racconti il percorso verso la tua attuale professione, come è entrata la criminologia nella tua vita?
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Ho fatto un percorso di studi universitario, mi sono laureata in Giurisprudenza e il crimine mi è sempre piaciuto. Da quando ero bambina ero appassionata di libri gialli, avevo le Tartarughe Ninja non le Barbie! C’è però un momento preciso in cui ho capito che volevo fare la criminologa ed è stato quando l’Ansa ha battuto la notizia dell’arresto di Massimo Bossetti per l’omicidio di Yara Gambirasio. Al telegiornale era stato dato soltanto il nome e il cognome e non il volto; in quel momento ho fatto una ricerca ed ho trovato la foto di Massimo Bossetti. Mi sono resa conto che non potevo non intraprendere la strada della criminologia.

Mi sono dunque laureata  in Giurisprudenza e poi ho fatto due percorsi formativi certificandomi con due master di primo e secondo livello in Criminologia Investigativa e Scienze Forensi, Sopralluogo Tecnico sulla Scena del Crimine e Criminal Profiling.»

Qual è stato il tuo primo caso mediatico e quali sono gli altri casi mediatici che segui attualmente?
«Ho una rubrica online dal titolo ‘Sulla scena del crimine’ e ho iniziato a ricostruire i casi dal punto di vista della cronaca poi un anno fa mi è arrivata la chiamata del consulente tecnico di Michele Buoninconti che mi proponeva di essere nominata come consulente della difesa (nel caso di Elena Ceste) e nonostante abbia rinunciato al mandato qualche settimana fa resto convinta della sua innocenza. In seguito è arrivato l’incarico come consulente tecnico della difesa di Antonio Logli nel caso della scomparsa di Roberta Ragusa. Sono anche recentemente stata nominata consulente della famiglia di Marco Benzi ucciso a martellate dalla compagna mentre dormiva, e consulente tecnico degli zii paterni di Evan Lo Piccolo

Il commento ai maggiori casi mediatici del momento

Qual è l’impatto emotivo del lavorare a questi casi? In particolare con riferimento al caso del bimbo di 21 mesi ucciso di botte a Rosolini, EVAN LO PICCOLO.
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Il caso di Evan non mi fa dormire la notte. Da un punto di vista professionale e di senso di giustizia è stimolante perché se solitamente devi dare il 100% in questo caso devi poter dare il 200%. Non perché ci siano casi più importanti di altri ma perché i bambini non si toccano.

Quello che lui non è riuscito a dire in quei momenti dobbiamo quanto meno riuscire noi a farlo emergere in questo procedimento penale a carico, per il momento, della madre Letizia Spatola e del compagno di lei, Salvatore Blanco. Le responsabilità in questo caso però sono diversificate perché i segnali c’erano e diversi enti avrebbero potuto e dovuto prenderne atto. Al momento mi sto concentrando sulle “tracce comportamentali”.

Emotivamente è dura: nel mio lavoro sono abituata a guardare in faccia la sofferenza, ed in tutti i casi ci sono molte altre vittime. A volte come in questo caso non si riesce a distaccarsi si continua a vedere la sofferenza ma per il senso di giustizia bisogna oltrepassare la disperazione.»

Passiamo al CASO RAGUSA, in cui sei consulente della difesa di Antonio Logli, condannato a 20 anni per omicidio della moglie. Com’è occuparsi di un caso così mediatico?
«Quando sono stata contattata dato che avevo sposato l’idea mediatica convinta da quanto letto dai giornali e sentito nelle varie trasmissioni televisive inizialmente non volevo accettare l’incarico. L’avvocato però mi fornì le carte e così andando a ricercare le informazioni mi sono resa conto che effettivamente la condanna di Logli era fondata sul niente. Ed ho deciso di accettare. Non è facile perché l’opinione pubblica è completamente contro ma io sono convinta della sua innocenza ed anche che chiunque si metta a leggere quello che ha dichiarato Gozi, possa aprire gli occhi.»

Rispetto proprio alla notizia recente della querela per diffamazione che il principale testimone Loris Gozi avrebbe annunciato nei confronti di Logli cosa puoi dirci?
«Non ci sono i presupposti. Logli ha esercitato il proprio diritto alla difesa dichiarando ciò che dice da anni. Mancano i presupposti del reato perché Logli parla della testimonianza non attacca né denigra la persona di Loris Gozi.

Gozi, che ha testimoniato ad 8 mesi di distanza, non ha mai riconosciuto Antonio. Lui si presenta in Questura il 10 di ottobre 2012, l’11 gli viene chiesto se la persona di cui parlava e che aveva visto era Logli e lui risponde: ‘Al 99% no perché Logli lo conosco, è alto mentre quello che ho visto non lo è’. A dicembre poi cambia versione dicendo di essere sicuro che si fosse trattato di Logli. In seguito quando Antonio viene prosciolto, Gozi afferma di essere “Una pedina nelle mani della Procura”. Lui inoltre nelle tre testimonianze non parla mai di Roberta Ragusa, non la riconosce…»

Quali sono secondo la difesa le prove di innocenza di Logli e qual è l’obiettivo del pool difensivo?
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Loris Gozi non riconosce Logli, non parla di Roberta Ragusa quando testimonia ma dopo quasi un anno si dice sicuro di aver visto Antonio quella sera. Nel frattempo il caso aveva avuto una risonanza mediatica enorme e su queste parole si è fondata una condanna. Da criminologa posso dire che il ricordo però non è una fotografia, perché subisce una modifica con il tempo, come molta letteratura scientifica spiega. Non è messa in discussione la credibilità in buona fede ma l’attendibilità. Poco prima della scomparsa di Roberta, e questo è messo agli atti, la Ragusa aveva confessato alla zia che se ne sarebbe voluta andare in Sicilia perché non si sentiva apprezzata come moglie e come madre.

L’obiettivo è chiaramente la revisione processuale, e per ottenerla necessitano nuove prove. E’ un percorso molto difficile. Dobbiamo lavorare, ci vorrà tempo, l’errore basilare purtroppo è stata la scelta del rito abbreviato, ora stiamo lavorando per il cambio avvocato e per la revisione processuale.»

Sulla posizione di Sara Calzolaio, che ha annunciato di voler difendersi dagli attacchi subiti dopo la notizia delle future nozze con Logli cosa puoi dirci?
«Sara ha avuto anche tanti messaggi di incoraggiamento però è stata bersagliata da insulti e minacce e questo l’ha portata a nominare un suo avvocato per tutelarsi in questo senso. La pressione mediatica è tanta e pesante. Logli è stato condannato subito dall’opinione pubblica perché aveva un’amante, ma bisognerebbe vedere quante persone hanno una condotta specchiata. Logli è molto provato, anche per le difficoltà connesse al Covid, i figli e la compagna non li vede più come prima ma solo in videochiamata.»

CHICO FORTI: Hai pubblicato una lettera che Chico ti ha inviato dal carcere dopo aver letto un tuo articolo in cui affermi ‘Amanda è stata assolta senza prove di innocenza. Chico è stato condannato senza prove di colpevolezza.’ Un tuo commento in esclusiva per LettoQ?
«Sulla mia rubrica online un anno e mezzo fa avevo scritto un articolo in cui facevo un parallelismo tra la condizione in carcere di Amanda Knox e Chico Forti. Ho appena ricevuto una lettera da Chico Forti perché in carcere gli hanno recapitato il mio articolo e lui mi ha ringraziato. Sono molto felice di questo, perché vuol dire che il tuo messaggio arriva a persone che sono sofferenti, in carcere magari per non aver fatto niente. Mi sono commossa.»

Sappiamo del tuo costante impegno oltre che nei casi di cronaca nera anche per la sensibilizzazione sul tema della violenza sulle donne sia in trasmissioni televisive che radiofoniche: cosa puoi dirci di tale fenomeno durante il lockdown?
«Come accennato, intervengo come criminologa in diverse trasmissioni televisive e radiofoniche. Sono in questo momento anche particolarmente impegnata nella lotta alla violenza di genere dando il mio apporto in diretta anche ai parenti delle vittime. Nel periodo di lockdown tutti i reati hanno subito una discesa mentre i reati come maltrattamenti in famiglia e la violenza sulle donne hanno avuto un incremento in generale del 5%. Nel periodo del lockdown(marzo-giugno 2020) le telefonate al 1522 e le richieste di aiuto via chat sono passate da 6.956 a 15.280 rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, con un aumento del 119,6%.

Stare 24 ore su 24 con il proprio partner maltrattante aumenta le possibilità di essere vittime di violenza. Il dato fittizio risalente ad inizio del lockdown che riportava un calo nelle denunce indicava invece il venir meno della possibilità per molte donne di denunciare le violenze mentre uscivano di casa per portare i figli a scuola. Il 1522 istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri era ed è attivo h24 ed in quel periodo alcune donne riuscivano a chiamare sotto la doccia. A quel punto è stato preso un provvedimento: riutilizzare l’app Youpol per segnalare le violenze. Anche ciò non è bastato perché non tutte le donne disponevano di smartphone ed allora un ulteriore stratagemma è stato dare la possibilità alle donne di denunciare recandosi in farmacia per ordinare la “Mascherina 1522”. Io stessa durante gli interventi radiofonici ho chiamato diverse volte i centri antiviolenza e purtroppo non rispondevano.. Io comprendo anche le esigenze governative ma questo è un problema enorme ed è una tematica che mi sta particolarmente a cuore.»

Per finire, tu che sei scrittrice e criminologa, cosa consigli alle persone che vorrebbero intraprendere questa professione?
«In Italia oltre ad essere poco conosciuto è un mestiere nel quale affermarsi è molto difficile, a differenza di quanto accade in America con la figura del Profiler. Innanzitutto bisogna studiare tanto, avere un buon percorso universitario alle spalle con una laurea in Giurisprudenza, Psicologia o Medicina. Poi formazione extra universitaria, e non credere di essere ‘arrivati’ dopo aver finito. E’ un mondo difficile e duro, spesso mi fanno pagare lo scotto di essere donna e della mia giovane età. Bisogna avere carattere, credere in se stessi  e non permettere a nessuno di farsi squalificare perché c’è tanta concorrenza anche da parte di chi non ha le competenze. E poi  Io sono dell’opinione che ‘se vuoi puoi’!»

Ti ringrazio del tempo concesso per questa interessante intervista e per gli importanti messaggi che ci hai dato. Buon lavoro!