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Tonno fresco tossico spacciato per SANO: le analisi svelano tutto

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Spacciato tonno fresco tossico per pesce prelibato. Le analisi hanno svelato tutto: la salute dei consumatori è a rischio.

Il consumatore non sempre sa cosa davvero acquista, le insidie sono sempre dietro l’angolo.

A prova di ciò sappiamo che del tonno tossico è stato spacciato per fresco, prelibato e commestibile.

Il tonno pinne gialle è stato spacciato come estremamente pregiato e perciò venduto ad un prezzo maggiorato.

In realtà era tutto l’opposto: un tonno obeso contenente preoccupanti livelli di istamina.

L’inchiesta condotta da Altroconsumo sul tonno venduto a Roma e a Milano è iniziata dopo la comparsa di molti casi di intossicazione alimentare.

I risultati delle analisi svelano una vera propria truffa fatta ai danni della salute consumatore: cosa hanno rivelato i dati.

Inchiesta su tonno fresco: cosa dicono i dati

In Italia, così come in tanti altri paesi, il consumatore deve sempre stare in allerta e porre attenzione a cosa mangia e acquista.

Altroconsumo ha condotto un indagine ben precisa e approfondita sul tonno fresco dopo le numerose segnalazioni ricevute per intossicazione alimentare da tutta Italia.

Le analisi condotte per l’inchiesta circa 3 anni fa hanno rivelato uno scioccante dato di fatto: in 36 campioni di tonno analizzati i livelli di istamina erano molto superiori al livello consentito.

In alcuni campioni di tonno acquistato a Roma in pescheria i livelli di istamina erano 6 volte più alti del limite consentito: 1.172 mg/kg, a fronte del limite di 200 mg/Kg.

Questa grave situazione si è ripetuta anche quest’anno e la comunicazione è arrivata dal RASFF.

Proprio questi livelli di istamina hanno provocato tanti casi di intossicazione chiamata sindrome sgombroide.

In Italia ci furono 10 casi di persone che hanno contratto la sindrome sgombroide e anche quest’anno sono fioccati alcuni casi preoccupanti.

Oltre all’istamina hanno riscontrato anche la presenza di nitriti e nitrati nel pesce venduto fresco e congelato.

Ciò significa che all’interno della filiera di produzione si è giocato troppo con i conservanti per far apparire il pesce più fresco e appetibile a scapito della salute dei consumatori.

Migliorare l’aspetto del pesce al banco era più importante di preservare la salute dei consumatori e non avvelenare i clienti.

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