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Terremoto nel Mugello, Carlo Doglioni presidente dell’INGV: “Non abbiamo gli strumenti per prevederli”

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Terremoto in Mugello, la placca adriatica preme sugli Appennini provocando questo fenomeno distruttivo. Cosa accade nel resto del Paese?

Terremoto nel Mugello
Terremoto nel Mugello

Il terremoto nel Mugello ha riportato alla mente le tragedie a cui abbiamo assistito negli ultimi anni. È stato scatenato da un movimento della placca adriatica, che preme sugli Appennini.

A parlare alle pagine del Corriere della Sera è Carlo Doglioni presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv). Secondo la mappa del rischio, sismico tutta la catena appenninica è ad alto pericolo a partire dalla Liguria alla Calabria e parte della Sicilia.

Cause dell’attuale fenomeno

La zona risente dell’estensione della crosta terrestre la quale, per l’Italia centrale, è misurata in circa 4 millimetri all’anno.”

Questo movimento porta ad avere un accumulo d’energia che periodicamente viene rilasciata. Ogni cent’anni si può registrare un movimento di 40 centimetri, mentre il movimento può raggiungere il metro ogni due-tre secoli. Questo sisma dovrebbe raggiungere circa sei gradi. In questo caso a muoversi è l’Appennino settentrionale verso la Pianura Padana, in particolare nella direzione nord-est/sud-ovest.

Il fenomeno della subduzione appenninica

Nel fenomeno della subduzione la micro placca adriatica, localizzata prevalentemente nell’area del mare omonimo”

prosegue Doglioni

”si immerge sotto la Penisola provocando prima una pressione con sollevamento della catena appenninica e più oltre distensione e stiramento”

Il Mugello è stato scosso da altri terremoti, nel 1919 se ne ha avuto uno di magnitudo 6.4 che, mille volte più potente di quello che si è appena verificato. Nel 1542 si è verificato un sisma con un livello stimato intorno a 6 gradi Richter.

Quello del 1919 però è quello più forte mai registrato ed è

“Per questo ciò che stanno facendo i sindaci è corretto giusta anche la chiusura delle scuole”.

Le stazioni di rilevamento installate nella Penisola per controllare il territorio non sono sufficienti, se ne contano circa 400 stazioni mentre in Giappone 5.000 sismometri, in mare o in pozzi dove non possono essere disturbati. Si dovrebbe inoltre poter studiare in modo approfondito i terremoti, in modo da poterli comprendere al meglio

”Se non siamo ancora in grado di prevederli è perché non abbiamo gli strumenti giusti”