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Stati Generali: cosa sono, storia e significato

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Stati Generali: cosa sono? Storia degli Stati Generali

Se ne sente parlare spesso, ma cosa sono gli Stati Generali convocati dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte?

L’idea nacque nella Francia del XIV secolo, quasi cinquecento anni prima della Rivoluzione, quando gli Stati Generali erano costituiti dall’assemblea generale dei rappresentanti dei 3 ordini o Stati: clero, nobiltà e borghesia.

L’Enciclopedia Treccani riporta che gli Stati Generali furono convocati per la prima volta dal re Filippo il Bello il 10 aprile 1302 nella chiesa di Notre-Dame a Parigi.

Le Elezioni dei rappresentanti agli Stati Generali si svolgevano attraverso una prima designazione di elettori locali (mediante gli Stati provinciali), i quali elaboravano i cahiers de doléances (quaderni nei quali erano raccolte le lamentele e i voti da presentare al sovrano) ed eleggevano i deputati all’assemblea generale.

Durante la convocazione, i 3 Stati si riunivano separatamente per redigere un cahier unico basato su quelli provinciali e un solo deputato per ogni Stato parlava nell’assemblea generale.

Gli Stati Generali si scioglievano senza attendere la risposta del governo del re.

Dal 1484 furono convocati periodicamente e intervennero nella deliberazione e ripartizione delle imposte.

L’ultima convocazione si ebbe nel 1789, quando gli Stati Generali furono trasformati in una Assemblea nazionale costituente.

L’evoluzione amministrativa e politica dei feudi periferici portò in Francia alla costituzione di assemblee locali, gli Stati provinciali.

Fu il caso della Borgogna, della Bretagna, della Provenza. Negli Stati provinciali, a differenza dei generali, la rappresentanza dei 3 ordini era elettiva in minima parte.

La funzione principale degli Stati provinciali era di votare i sussidi richiesti dal Re ed erano competenti in materia fiscale, venendo le imposte stabilite e ripartite secondo le usanze.

Nel XVIII secolo gli Stati provinciali che contavano autonomamente erano quelli di Bretagna, Borgogna, Provenza e Linguadoca.

Con il passare del tempo e l’evoluzione politica ed amministrativa la vecchia organizzazione degli Stati provinciali non rispondeva più alle necessità della Francia.

Gli Stati Generali rimasero attivi fino alla rivoluzione del 1795, quando vennero sostituiti dall’Assemblea generale.

Stati Generali oggi

Nell’epoca epoca contemporanea, la denominazione di “Stati generali” è stata

“trasposta in un linguaggio più generico e non strettamente politico, conservandone però il significato di spazio aperto di dialogo, accessibile a tutti i portatori di interessi collettivi su una precisa tematica”.

In passato gli Stati Generali furono una struttura (parallela al sistema feudale) che si basava sul riconoscimento degli interessi generali di tutti i gruppi sociali nel loro insieme, oggi gli “Stati generali” si configurano come espressione di varie categorie, separate e portatrici di interessi diversi.

Stati Generali convocati dal Premier Conte

Gli Stati Generali sono stati convocati dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte con l’obiettivo di discutere di come utilizzare i fondi che arriveranno dall’Europa.

Il Professor Carlo Galli, politico e politologo dell’Università di Bologna spiega a tale proposito che

“si tratta di una mossa del capo del governo per trovare uno spazio politico che di fatto gli si sta restringendo”.

Per comprendere meglio si deve risalire alla motivazione iniziale dell’esistenza di questo Governo: inibire il ritorno alle urne dopo la crisi del governo M5S-Lega.

All’interno di questo Governo ci sono coloro, come il Partito Democratico, che dicono che si tratta solo di mettere una firma e accettare il MES.

Inoltre, ci sono anche coloro, come il Capo del Governo, che hanno l’idea di trovare uno spazio autonomo.

Per il Premier Conte, sottolinea il politologo, è vitale trovarsi uno spazio intermedio e

“questa faccenda degli Stati Generali risponde palesemente a questa esigenza, molto più che all’esigenza dell’economia”.

Convocazione Stati Generali: il PD?

Secondo il Professor Carlo Galli il Partito Democratico è

“vocazionalmente governativo ed europeista, quindi proverà fino in fondo a rimanere al governo e a portare l’azione di governo ad allinearsi con quanto richiesto dall’Europa”.

Se la debolezza economica continuasse a permanere, vi saranno spinte sociali davanti alle quali qualcuno, o il PD o il M5S, crollerà perché non sarà in grado di gestirle.