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Omicidio Gabriel, un anno dopo la tragedia: che fine hanno fatto i genitori?

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Risale ad un anno fa l’omicidio del piccolo Gabriel Feroleto che, stando alle indagini, venne strozzato nel parco perché si lamentava.

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L’omicidio Gabriel impressionò la collettività perché il piccolo aveva solo due anni e i principali accusati furono la madre e il padre.

L’uccisione risale ad un anno fa

L’omicidio di Gabriel Feroleto, un bambino di soli due anni, avvenne il 17 aprile dello scorso anno. Ad essere imputati di omicidio il padre e la madre del bambino accusati di aver strangolato il piccolo perché avrebbe interrotto un rapporto intimo tra i due con i suoi pianti. La ricostruzione è stata fatta dal pubblico ministero ma la realtà dei fatti non si conosce del tutto.

Oggi Donatella Di Bona, 29 anni, e Nicola Feroleto, 48 anni, rispettivamente la madre ed il padre del piccolo, sono in carcere. Entrambi hanno confessato ma poi ritrattato. La donna prima aveva dichiarato che l’uomo non era in casa con lei. L’omicidio è accaduto a Piedimonte San Germano. Quando l’ambulanza arrivò il corpicino del piccolo era riverso al suolo coperto da un telo bianco.

Cosa accadde davvero?

La bugia dell’auto pirata
Quel pomeriggio di un anno fa, le sirene di un ambulanza hanno rotto il silenzio delle strade di Piedimonte San Germano. Il piccolo Gabriel era a terra, coperto da un lenzuolo bianco. La madre, la giovane Donatella Di Bona, racconta ai carabinieri di essere stata investita da un’auto pirata. Secondo il suo racconto, lei sarebbe riuscita a salvarsi, ma non il piccolo Gabriel. Ai militari basta però poco più di un’occhiata veloce per capire che non era stata una macchina a uccidere il bambino. Interrogano la madre, che dopo qualche ora crolla. E confessa di averlo ucciso.

L’arresto del padre e della madre di Gabriel

Appena arrivarono i soccorsi, la madre del piccolo aveva raccontato che era stato investito da una macchina pirata. Successivamente, raccontò che aveva ucciso suo figlio da sola. La donna, sulle braccia, aveva ancora i graffi delle unghie di suo figlio che voleva difendersi. Successivamente, raccontò che insieme a lei c’era l’ex compagno Nicola che, poi, venne arrestato. All’inizio aveva un alibi smontato dalla compagna Anna che dichiarò che non era con lei.

Donatella soffriva di attacchi di ansia e panico e la relazione tra lei e Nicola era finita dopo la nascita del piccolo. La donna era fragile e, non è escluso, avesse sofferto di depressione post partum. Molti erano a conoscenza della sua depressione ma nessuno aveva mai fatto qualcosa di concreto per aiutarla.

Le prossime udienze saranno il 12 maggio per la donna, con rito abbreviato ed il 22 maggio per l’uomo.