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Norvegia: vuole trivellare l’Artico a caccia di petrolio

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La ricerca si concentrerà nelle aree incontaminate e mai toccate, mettendo a rischio importanti zone e anche le Isole Svalbard.

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Il paese scandinavo è alla ricerca di petrolio e non si cura che questo lavoro metterà a rischio uno degli ecosistemi più delicati al mondo. La Norvegia sembra non preoccuparsi dell’Artico già messo a dura prova dai cambiamenti climatici. Il paese mira a trivellare più a nord a soli 1.000 km dal Polo Nord.

L’espansione delle trivellazioni

Le scelte della Norvegia oltre a creare dei danni ambientali in zone incontaminate, potrebbero portare a delle tensioni militari con la Russia. Si mira ad aprire 9 nuovi giacimenti petroliferi.

Si è chiusa la consultazione pubblica Mercoledì per decidere se aprirli o meno e ovviamente l’esito è stato positivo.

Le aree scelte dalla Norvegia si trovano più a Nord rispetto a quelle date in concessione da Donald Trump nell’Alaska. Si tratta in ambedue i casi di zone del tutto incontaminate.

Ilan Kelman, professore di rischi, resilienza e salute globale ha spiegato che a prescindere dagli attuali cambiamenti climatici, l’Artico rimane un ambiente molto difficile. Molte cose possono andare male, quindi se dovesse capitare un imprevisto

“può causare danni estesi per molto tempo.“

Ritiene per questo motivo che non si possa parlare di trivellazioni sicure nell’Artico.

Quali sono le motivazioni di questa scelta?

A spiegare quali possono essere le motivazioni di questa scelta è stato Helge Ryggvik, storico del settore presso l’Università di Oslo. Lo studioso ritiene che questa decisione dipenda anche dalla pandemia globale attuale.

Questa scelta dannosa sarebbe da imputare alla difficoltà dell’industria petrolifera che era preesistente al coronavirus ma che è peggiorata in quest’ultimo periodo. Quando il Primo Ministro ha annunciato l’avvio dell’asta per la locazione ha detto che:

“è stato il culmine di un processo lungo decenni che ha visto la Norvegia spostarsi lentamente sempre più a nord.”

Le Isole Svalbard sono il confine più settentrionale, al di sopra di esse non si può avviare l’esplorazione petrolifera e non è un divieto derogabile in alcun modo. Ryggvik ha proseguito dicendo che il nuovo compromesso disegna un confine sul ghiaccio molto pericoloso.

“La Norvegia si sta avvicinando al limite assoluto oltre il quale l’esplorazione petrolifera non sarebbe accettata da altre nazioni.”

Le reazioni degli ambientalisti

Molte associazioni si sono indignate per questi provvedimenti. Il WWF, Greenpeace e Nature & Youth Lunedì hanno scritto al governo della Norvegia.

Possiamo leggere come queste associazioni ricordino che il governo ha sempre concesso nei 24 precedenti round, di poter trivellare in zone in cui l’agenzia statale responsabile della regolamentazione delle risorse petrolifere l’aveva sconsigliato. Questo comportamento si è ripetuto dal 1992 al 2019.

Erlend Jordal, consigliere politico del ministero norvegese del petrolio e dell’energia, ha giustificato dicendo che il tutto è stato autorizzato da un’ampia maggioranza parlamentare. Quasi tutto il Mare di Barents è aperto all’esplorazione petrolifera da più di 30 anni.

Non si trivella nel Mare di Barents sudorientale, cosa approvata con un ampio consenso parlamentare nel 2013, dopo che la Norvegia ha raggiunto un accordo con la Russia riguardo le linee marittime tracciate.

“In Norvegia abbiamo una lunga esperienza con un’attività petrolifera solida e sicura nel Mare di Barents.”

Il consigliere ha poi concluso dicendo che in Norvegia:

“Abbiamo le più severe normative in materia di salute e sicurezza al mondo e una politica proattiva per la coesistenza con la pesca”.

I rischi per l’ecosistema

Le Isole Svalbard hanno un delicato ecosistema che ora è in pesante rischio. Secondo un trattato firmato da 46 Nazioni queste isole apparterebbero alla Norvegia ma con alcune clausole.

Tutti i firmatari potrebbero inviare militari nell’arcipelago o intraprendere attività commerciali. Al momento solo due Stati hanno fatto questo e sono Russia e Norvegia.

Quest’ultima è anche responsabile della conservazione dell’ambiente e quindi è la sola che può bloccare l’estrazione di petrolio. Kelman ha detto

“Se la Norvegia lo volesse, potrebbe prendere posizione”

limitando l’uso di combustibili fossili si sta:

“Guardando al futuro, la Norvegia potrebbe esercitare il proprio diritto sovrano e renderlo migliore per il popolo”.

Le richieste delle concessioni si potranno fare fino all’inizio del 2021 e saranno immediatamente attivate. Speriamo che questa iniziativa venga bloccata.