Home News “Non era nemmeno un numero uno” duro attacco a Fabrizio Frizzi

“Non era nemmeno un numero uno” duro attacco a Fabrizio Frizzi

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Dopo 15 giorni dalla morte di Frizzi, il critico del Corriere Aldo Grasso, ha criticato duramente l’Italia e il commovente addio a Frizzi.. Il titolo del suo pezzo pubblicato da “Io donna” è: “Interroghiamoci su un paese che si ferma per Frizzi e non per Falcone”.

Perchè farlo dopo 15 giorni?

“A mente fredda, con il necessario distacco che solo il tempo sa offrire, è anche una domanda su che cosa ha rappresentato la sua scomparsa, sul cordoglio che ha investito l’intera nazione, sul perché migliaia e migliaia di persone hanno partecipato a questo lutto collettivo come se fosse morto un eroe dei nostri tempi”. “Questa è la forza della tv generalista”, prosegue Grasso, “che nonostante internet è ancora il motore e lo specchio delle nostre passioni, emozioni, percezioni. Eppure Frizzi non era un ‘numero uno’ della nostra tv Alla lunga, questa sua semplicità è stata premiata”.

Ma cosa intende per numero uno Grasso?: “C’è differenza tra un personaggio famoso e un personaggio amato. Fabrizio era amato”.

Grasso diventa feroce quando parla di quelle che sono state chiamate “ingiustizie” nei confronti del conduttore. “Quando nel 2000 l’allora direttore della Rai Pier Luigi Celli disse di vergognarsi di alcuni programmi, tra i quali Per tutta la vita (condotto da Frizzi), aveva ragione. Erano brutti programmi, non degni del servizio pubblico”. E poi l’episodio di Miss Italia: “Quando l’allora direttore di RaiUno Fabrizio Del Noce polemizzò con Frizzi per la conduzione di Miss Italia aveva ragione, almeno nella sostanza”.

Grasso inoltre punzecchia il povero Frizzi anche quando lui accusò la Rai di averlo fatto andare in onda con Scommettiamo che? il giorno in cui fu massacrato il giudice Giovanni Falcone: “Be’, se avesse trovato il coraggio, avrebbe potuto dire di no”. “Forse”, conclude Grasso, “dopo le ventate d’odio e di beceraggine che hanno accompagnato la campagna elettorale, avevamo tutti bisogno di un lavacro collettivo nei buoni sentimenti”.