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Mario Paciolla, è stato messo a tacere? Indagava su strage di bambini

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Svolta nel caso del cooperante italiano all’Onu in Colombia Mario Paciolla: stava indagando su un bombardamento.

Mario Paciolla, indagine per omicidio
Mario Paciolla

La Procura di Roma ha variato il capo d’accusa da fascicolo da suicidio a omicidio da parte di ignoti. Una giornalista investigativa colombiana svela i particolari.

Il giallo della morte di Mario Paciolla

Il giovane Mario Paciolla, cooperante italiano all’Onu è stato trovato morto nella sua casa di Bogotà il 15 luglio scorso.
La famiglia non ha mai creduto a quello che è stato frettolosamente dichiarato come suicidio.

Il ragazzo, originario di Napoli, è stato ritrovato con i polsi tagliati e con diverse ferite. Solo poco tempo prima aveva detto ai famigliari in un’ultima drammatica telefonata di sentirsi in pericolo e di voler rientrare in Italia.

La Procura italiana crede che qualcuno abbia fatto del male a Mario, lo prova il mutamento dell’accusa del suo fascicolo: l’indagine ora prosegue per omicidio a carico di ignoti.

Novità nell’inchiesta: si indaga per omicidio

Le ultime notizie riguardo il caso di Paciolla arrivano proprio dal Sudamerica e hanno rafforzato l’idea degli inquirenti italiani che non si sia trattato di suicidio.

A svelare importanti particolari è stata un’amica di Mario e giornalista investigativa.
Claudia Julieta Duque, questo il suo nome, ha rivelato su cosa stesse indagando Mario prima della morte.

Il napoletano si era infatti recato ad ispezionare una zona teatro di una strage.
Sul sentiero Aguas Claras era avvenuto il 29 agosto 2019 un bombardamento contro l’accampamento dove si trovava Gildardo el Cucho, nome fittizio di Rogelio Bolívar Córdova.

L’uomo, un ex guerrigliero delle FARC colombiane aveva reclutato, tra gli altri, molti bambini. Proprio sulla morte di tanti minorenni tra i 12 ed i 17 anni indagava Paciolla.

Il collegamento tra tale evento e la morte di Paciolla sarebbe dovuto ad una fuga di notizie riguardanti tale inchiesta e che sarebbero servite per colpire il ministro Guilermo Botero, dimessosi poco dopo.

Come testimoniano tutti Mario temeva attacchi cibernetici, aveva cambiato varie password e reso privati i profili social come riporta Fanpage.
La Duque rivela anche che durante il ritrovamento del cadavere del giovane, nell’appartamento fu trovato un mouse sporco di sangue.

Le autorità colombiane non danno ancora risposte ai molti interrogativi e la famiglia attende ancora gli effetti personali di Mario promessi ma mai arrivati.