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I dimenticati nei piani vaccinali, disabili e caregiver

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Le regioni dovrebbero introdurli nelle proprie liste prioritarie. Ma la politica viaggia lentamente.

Disabili nel piano vaccinale
Disabile

Un tema omesso o trattato con nebulosità nei piani vaccinali regionali, almeno fino ad oggi. Adesso il Governo lo impone alle regioni, per la prima volta nero su bianco: i disabili gravi avranno priorità. Ma la politica tace ancora su minorenni disabili e caregiver.

Una lettera di richieste urgenti

Le associazioni a difesa dei diritti della persone con disabilità evidenziano i punti critici della campagna vaccinale che li ha, in grandissima parte, abbandonati.

Tra ritardi nelle somministrazioni e disomogeneità tra regolamentazioni regionali, rimangono moltissime persone disabili, con i loro cargiver, non solo senza la protezione al virus, ma ignari di quando potrebbe arrivare.

Era il 9 gennaio quando FAND (Federazione associazioni nazionali disabili) e FISH (Federazione italiana superamento handicap) hanno scritto al ministero della salute.

La missiva era una richiesta di chiarimenti riguardo alle tempistiche nella ricezione del vaccino.

Inoltre conteneva l’invito ad inserire come categoria prioritaria i disabili e i loro caregiver, ma senza procedere in classificazioni per gruppi o patologie che avrebbero, prevedibilmente, rallentato la già imponente e poco snella burocrazia dei vaccini.

Una risposta tardiva e parziale

Alla lettera è seguito un lungo silenzio, interrotto lo scorso lunedì 8 marzo.

Dopo due mesi di attesa i mittenti hanno potuto leggere un’importante nota.

Il capo di gabinetto del ministero della salute ha esplicato le modalità con cui le persone disabili verranno chiamate al vaccino.  Così si è appreso che saranno soggetti prioritari:

“I soggetti affetti da trisomia 21 (Sindrome di down, in ragione della loro parziale competenza immunologica)”

E poi sono inclusi i portatori di handicap gravi secondo quanto indicato dell’articolo 3 comma 3, legge 5 febbraio 1992 n.104.

Una notizia cruciale per tutte le persone con disabilità grave, perché finalmente sono a conoscenza della propria priorità nelle liste del piano di vaccinazione.

A partire dall’annuncio dello scorso lunedì, tutte le regioni dovranno adeguarsi secondo la precedenza necessaria e arrivata quasi al culmine del primo trimestre della campagna vaccinale.

Un’ulteriore conferma delle direttive è arrivata ieri da Erika Stefani. La ministra per le disabilità ribadisce la nuova priorità da sottoporre alle Conferenza delle regioni e delle autonomie locali.

Però le delucidazioni cui si faceva richiesta nella lettera di inizio gennaio, sono arrivante solo in parte.

Nessun accenno è stato fatto ai famigliari e ai caregiver, come pure ai disabili minorenni, cui spetterebbero le stesse premure degli adulti.

FISH ricorda il grave rischio corso per la categoria rappresentata di rimanere clamorosamente fuori dalle liste dei più più fragili e, quindi, di ricevere tardivamente il prezioso siero.

Le categorie invisibili

A denunciare in maniera dettagliata la situazione in cui versa un‘Italia, spezzettata territorialmente sul fronte dei vaccini è Giampiero Griffo, coordinatore del comitato tecnico-scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità.

Sul Fatto Quotidiano riporta una situazione caotica, in cui:

“ogni regione si muove per conto proprio sulle priorità vaccinali”

Afferma come le persone disabili molto spesso non siano contemplate nei piani vaccinali.

Quando invece lo sono, ad essere ignorati rimangono i loro caregiver, senza i quali la loro vita sarebbe impossibile.

Tra le regioni più attente alla questione figura l’Abruzzo, che ha attivato una piattaforma per le prenotazioni dedicata ai disabili. Però il via alle inoculazioni ancora non c’è stato.

Le altre regioni che hanno preso in considerazioni la categoria, sono state Campania, Lazio, Toscana, Basilicata e Emilia-Romagna.

Mentre i rimanti governatori territoriali non stanno facendo nulla al riguardo, secondo quanto detto da Griffo.

La situazione è ancor più disastrosa quando si passa ai caregiver, che convivono e assistono i disabili gravi. Il timore per loro è maggiore, consapevoli di essere al fianco di persone fragili. Per loro una piccola mancanza può trasformarsi in tragedia.