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CO2, l’aumento veloce a maggio durante la fase 2: le cause

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La CO2 a maggio è aumentata molto velocemente durante la fase 2. Grazie al lockdown c’era stato un calo significativo, che però è stato annullato.

CO2 maggio

La CO2 a maggio è cresciuta molto velocemente durante la fase 2, annullando del tutto i benefici avuti durante la fase 1. Rispetto alle misure di maggio 2019, si ha abuto un aumento di 2,4 ppm arrivando a 417,2 ppm. Questo lo sappiamo grazie alle rilevazini effettuate dalla stazione di Mauna Loa, alle Hawaii. Essa è un molto importante per il programma Global Atmosphere Watch della World Meteorological Organization (WMO), che si occupa di monitorare dal 1958 la situazione in più di 50 paesi.

I risultati delle rilevazioni

All’inizio delle rilevazioni nei primi anni ’60, l’incremento di anidride carbonica era attorno a 0,8ppm, nelgli anni anni ’80 a 1,6 ppm, arrivando allo stabile 1,5 ppm negli anni ’90. Ora negli anni 2.000 si è arrivati a 2,0 ppm e dal 2010 si è arrivati a 2,4 ppm. Il valore di maggio 2020 è il valore mensile più alto mai registrato a parere del NOAA e Scripps Institution of Oceanography dell’Università della California di San Diego.

Come previsto da alcuni scienziati, una volta cessato il periodo di lockdown i livelli di anidride carbonica sono cresciute. In media durante la fase 1, le emissioni di biossido di carbonio sono hanno avuto un decremento del 17% a livello globale, recuperato purtroppo. La diminuzione comunque non è stata capace di fare la differenza come previsto e da Ralph Keeling, professore della Scripps Institution of Oceanography:

“Le persone potrebbero essere sorprese nello scoprire che la risposta al coronavirus non abbia influenzato maggiormente i livelli di CO2. Ma l’accumulo di CO2 è un po’ come la spazzatura in una discarica. Mentre continuiamo a emettere, continua ad accumularsi. La crisi ha rallentato le emissioni, ma non abbastanza per apparire in modo sensibile a Mauna Loa. Ciò che conta molto di più è il percorso che decideremo di intraprendere mentre usciamo da questa situazione.”

Inoltre, la presenza delal CO2 dipende anche dalla stagione, in estate la vegetazione riprende vita e aumenta nell’emisfero settentrionale. Per questo le misurazioni vengono fatte abitualmente nel mese di maggio, prima che l’anidride carbonica venga assorbita dalle piante.

Si stima che su base annua il calo delle emissioni del 2020 sarà tra il 4% ed il 7% rispetto all’anno precedente, che comunque non determinerà una variazione significativa per ridurre il riscaldamento globale, entro i livelli previsti nell’accordo di Parigi. Per riuscire ad avere un rallentamento significativo, dovremo avere per un periodi di 6-12 mesi un decremento delle emissioni di almeno il 20 al 30%, secondo gli scienziati dello Scripps Research Institute.