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Cioccolato: tra 18 anni potrebbe diventare un bene di lusso

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Il cioccolato rischia di sparire presto dalla nostra dispensa: gli esperti sostengono, infatti, che entro il 2038 potrebbe non essere più accessibile a tutti.

cioccolato

Forse, tra 18 anni o poco più il cioccolato, quello autentico, potrebbe essere sostituito dai surrogati fatti da zucchero e olio di palma.

La tesi della studiosa Virginie Raisson

Il cioccolato potrebbe diventare un bene di lusso. A sostenere questa tesi è stata la studiosa Virginie Raisson con il suo libro provocatorio 2038 Atlante sui futuri del mondo. Il volume è stato presentato al festival di Internazionale a Ferrara. Oltre al cioccolato, si lanciano anche altre provocazioni relative alle spiagge e al loro futuro e alla crescita delle diseguaglianze.

Il rischio che il cioccolato scompaia dalle nostre dispense è concreto. La Raisson sostiene che potrà divenire un bene scarso perché:

  • aumenterà la domanda
  • il clima sarà soggetto sempre più a cambiamenti
  • le piante di cacao saranno sempre più malate, le malattie che le colpiscono possono aumentare.

Perché il cacao inizierà a scarseggiare

La sua tesi è stata avvalorata dai suoi studi. Basti pensare che, soltanto 10 anni fa, le persone consumavano in media 40 grammi di cioccolato a testa, all’anno. In Cina, ad esempio, in soli 4 anni, il consumo del cacao è aumentato del 75% (gli anni di riferimento sono dal 2010 al 2014), diventando il primo paese per consumo di cacao, nel mondo.

La domanda cresce ma l’offerta fa fatica a soddisfarla. A causa del cambiamento climatico le piante di cacao non prendono abbastanza acqua, che sta diminuendo dove crescono, ovvero nelle aree tropicali. Poi, le malattie delle piante di cacao stanno aumentando. Per contro, i produttori di cacao non ricevono compensi adeguati al loro lavoro e non ce la fanno ad investire in ricerca e sviluppo.

Dovremo accontentarci di mangiare un surrogato del cioccolato? La soluzione potrebbe risiedere nella ricerca ovvero nella realizzazione di semi di cacao che possano resistere ai cambiamenti climatici. Per il momento, le uniche prove attualmente nate di questa tipologia di semi, ha un sapore non buonissimo.