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Caso Alex Schwazer: anomalie nelle urine, l’ipotesi è il complotto

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Valori irregolari nelle urine di Alex Schwazer, continuano le indagini per scoprire l’origine delle anomalie

Caso Alex Schwazer
Caso Alex Schwazer

Si è conclusa l’udienza sul caso di Alex Schwazer, l’ex marciatore italiano, risultato positivo al doping nel 2016.

L’udienza di Alex Schwazer

È durata 5 ore l’udienza per le indagini preliminari di Bolzano sul caso Alex Schwazer.

L’incontro si è aperto con un vero e proprio colpo di scena: i legali della Wada (World antidoping agency) hanno presentato un nuovo documento riguardante un prelievo di urina dell’atleta italiano, risalente al 27 giugno 2016 e analizzato a Losanna nel 2017.

Hanno sostenuto come il valore della concentrazione di dna riscontrato in quell’occasione fosse di 14.000 picogrammi a microlitro, cioè oltre cento volte quello considerato normale per una persona dell’età di Alex.

Con questa cifra, la Wada ha voluto dimostrare come Schwazer abbia sempre avuto valori altissimi di dna nelle urine.

Questo dato che ha suscitato enormi perplessità nei presenti.

L’esito dell’udienza

L’esito dell’udienza, in sintesi, è che dalle analisi dell’urina dell’ex marciatore emergono dei valori anomali. La causa, però, si deve ancora dimostrare.

Dopo un lungo botta e risposta avvenuto tra il comandante del Ris di Parma, Giampietro Lago, e il perito della Wada, Emiliano Giardina, sono emersi, a detta del primo, dei livelli di concentrazione di dna non compatibili fisiologicamente con l’organismo di Schwazer.

Giardina ha cercato di dimostrare l’inconcludenza delle affermazioni di Lago e l’ipotesi della manomissione delle provette. Secondo il perito della Wada, infatti, vi sarebbe un complotto ai danni dell’atleta italiano e del suo allenatore Sandro Donati.

La manomissione sarebbe avvenuta per impedire a Schwazer di partecipare alle Olimpiadi di Rio, dopo la prima squalifica per doping.

L’ipotesi di complotto è la linea seguita dal difensore di Alex Schwazer, l’avvocato Gherard Brandstaetter, che alla fine dell’udienza ha chiesto venga fatta una rogatoria estera per accertare l’autenticità di un carteggio interno alla Iaaf, svelato grazie a degli hacker russi, in cui si farebbe riferimento a un presunto complotto ai danni di Schwazer.