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ArcelorMittal, ridotte le presenze in fabbrica a circa tremila unità, altri 1000 in Cig

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Fonti sindacali riferiscono che da lunedì 14 settembre ArcelorMittal ridurrà le presenze in fabbrica a circa tremila unità in linea con una produzione di 3 milioni di tonnellate di acciaio l’anno.

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L’azienda mira ad aumentare di un migliaio il numero di addetti in cassa integrazione Covid.

A quanto si apprende, alcuni dipendenti hanno ricevuto la lettera di messa in Cassa Integrazione: per alcuni è indicata la data del rientro al lavoro, per altri no.

Una nota del coordinamento provinciale Usb sottolinea:

«Purtroppo si avvera quello che avevamo ampiamente previsto:

ArcelorMittal vorrebbe estendere la cassa integrazione ad altri 1000 lavoratori, che si andrebbero ad aggiungere alla platea già piuttosto ampia dei circa 4000.

Dunque 5000 in tutto le unità lavorative interessate che dovrebbero essere prese in carico da Invitalia,

3000 in cassa integrazione a zero ore e 2000 destinati presumibilmente a rientrare in un processo di terzializzazione».

Secondo quanto riferito dai sindacati è prevedibile che nel passaggio dalla multinazionale alle ditte esterne si possano perdere garanzie.

Si parla di un organico che non supererebbe 3000 unità, con una produzione annuale che non supera i 3 milioni di tonnellate di acciaio all’anno.

ArcelorMittal, riduzione dell’organico: ecco il piano

Secondo quanto riporta l’Unione sindacale di base, l’organico sarebbe suddiviso con questo schema seguente: una parte di lavoratori in As, una in ArcelorMittal, una in Invitalia, quest’ultima a sua volta divisa tra coloro che sono in cassa integrazione e altri che potrebbero passare a ditte esterne.

“Lo stabilimento verrebbe gestito per il 90 % con risorse pubbliche e col minimo impegno di Mittal».

L’Usb «rifiuta questo schema» e

“chiede che la multinazionale venga messa alla porta per aprire un nuovo capitolo,

nazionalizzare la fabbrica e riconvertire attraverso un accordo di programma che possa garantire tutti”.

ArcelorMittal, i lavoratori in Cassa Integrazione sarebbero 5000 unità

L’estensione della cassa integrazione ad altri 1.000 lavoratori porterebbe la platea a 5.000 unità lavorative interessate che, nella nuova compagine societaria.