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Amazon, indetto il primo sciopero in Italia dei dipendenti “robot-umani”

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Il colosso è rinomato in tutto il mondo, non solo per la sua potenza, l’ampiezza del mercato e l’efficienza del servizio, ma anche per le condizioni con cui i dipendenti sono trattati, da “robot umani”.

Primo sciopero Amazon in Italia
Amazon

I sindacati nostrani e il colosso statunitense si scontrano. Da una parte i lavoratori sostengono la necessità del confronto. Dall’altra l’azienda risponde che gli incontri di dialogo ci sono stati a gennaio, ben due. Ma non hanno fruttato risultati.

Riluttanza al confronto

I vertici di Amazon in Italia si sono interfacciati con i rappresentanti del loro folto esercito di dipendenti italiani.

Ma mentre i primi ritengono sufficienti quel paio di incontri risalenti ad inizio anno, i secondi, invece, esprimono insoddisfazione per non essere approdati ad alcun miglioramento delle condizioni lavorative.

Tra le tematiche dibattute (molto all’interno delle corporazioni e pochissimo con i referenti dell’azienda) vi sono il carico, i ritmi di lavoro e la mancanza di un’indennità per eventuali complicanze che espone i lavoratori alla pandemia.

Cosi il prossimo 22 marzo tutta la filiera, dagli addetti negli stabilimenti ai driver, si unirà in uno sciopero nazionale.

Vita da robot

Era il novembre scorso quando TPI pubblicava le testimonianze di tre lavoratori dello stabilimento del colosso a Rovigo.

La catena di montaggio è continua, i tempi sono svizzeri, spaccano il secondo. Il fine è raggiungere, al galoppo, la produttività calcolata. Era questo il quadro riportato dagli intervistati.

La loro vita in automobile (non avevano trovato alloggi) e il trattamento poco umano avevano fatto scalpore.

Francesca Rizzo, segretaria organizzativa della Cisl Padova-Rovigo, nella stessa occasione ricordava come una parte della produzione era già robotizzata. L’altra, fatta di persone, di “umano” aveva poco, perché i dipendenti erano trattati alle stregua di “robot”.

La differenze, rammentava Rizzo, è che i primi non incorrono in stanchezza, malanni e stress. I secondi sì.

Gli incontri di gennaio, richiesti dai sindacati, hanno ribadito il diniego di Amazon ad allentare il pugno di ferro. Sembra che dallo scorso anno non sia cambiato molto.