Battisti diventa un detenuto comune e Fratelli d’Italia protesta

L’ex terrorista dei Proletari Armati per il Comunismo Cesare Battisti è passato da essere un carcerato ad alta sicurezza a detenuto comune per un provvedimento dell’amministrazione penitenziaria, sollecitata dallo stesso ex latitante. Potrebbe essere trasferito, quindi, da Ferrara a Parma.

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Cesare Battisti – lettoquotidiano.it

La scelta non è piaciuta soprattutto a Fratelli d’Italia, il nuovo primo partito in Italia dopo le elezioni politiche di domenica. Il responsabile della giustizia dello schieramento di Giorgia Meloni, Andrea Delmastro Delle Vedove, ha parlato di una scelta vergognosa e di “ultimo soccorso al terrorismo rosso“. Contrario alla declassificazione anche Alberto Torreggiani, figlio di una vittima, ma non Maurizio Campagna, il fratello di un altra persona che l’ex latitante ha ammazzato. Per lui, l’importante è che rimanga in carcere.

Battisti declassificato a detenuto comune. FdI: “Scelta vergognosa, ultimo soccorso al terrorismo rosso”

Il regime di carcerazione di Cesare Battisti, ex terrorista rossa dei Pac, Proletari armati per il Comunismo, è stato declassificato da alta sicurezza a comune. Il provvedimento del Dap, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, è arrivato da qualche giorno all’ex latitante nel carcere di Ferrara, dove si trova dal 2021 in regime di semi-isolamento, e potrebbe anche portarlo a un trasferimento a Parma.

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Battisti al suo rientro in Italia dopo il lungo periodo di latitanza scortato dalla polizia – lettoquotidiano.it

Era stato lo stesso Battisti, tramite il suo legale, Davide Steccanella, a sollecitare affinché potesse tornare tra tutti i detenuti. “Quella di prima era una decisione sbagliata – ha commentato la notizia proprio l’avvocato -, l’ultimo reato che ha commesso risale al 1979, non c’è nessun pericolo di un ritorno al terrorismo“. Per il difensore dell’ex numero uno dei Pac, la scelta di declassificare il regime carcerario del suo assistito non cambierà la pena che dovrà scontare nécostituisce nessuna offesa alle vittime“. Steccanella ha anche precisato che la decisione non deve essere strumentalizzata politicamente.

Un appello che da Fratelli d’Italia non è stato ascoltato. Il responsabile della giustizia del partito di Giorgia Meloni, Andrea Delmastro Delle Vedove, infatti, è andato subito all’attacco parlando di una scelta vergognosa, meglio di un “ultimo soccorso al terrorismo rosso“. “Dopo anni di latitanza, appena assaggiato il regime carcerario italiano il criminale terrorista, ottiene la declassificazione a detenuto comune“, ha detto inoltre, continuando poi che la vergogna è che il Dap “stia prendendo questa gravissima e scellerata decisione a pochi giorni dal cambio del governo. L’impunità del terrorismo rosso non è certamente la politica che il governo di centrodestra intende mettere in campo“.

Roberto Cavalieri, invece, il garante dei detenuti dell’Emilia Romagna, la pensa come l’avvocato di Battisti e si è schierato in difesa del provvedimento, dicendo che per giudicarlo (il provvedimento) si devono conoscere le leggi e le norme: “Dire che non è accettabile vuol dire ammettere di non conoscerle“. L’ex terrorista, ha spiegato ancora, “ha seguito l’iter normativo in modo corretto” per cui gli è stato riconosciuto quello che si doveva riconoscergli. “Declassificazione non significa che l’amministrazione penitenziaria cancella il fatto che ha fatto reati terroristici, ma è una questione gestionale e logistica. Non incide sul tipo di condanna che ha avuto. Vuol dire che diventa un detenuto comune“, ha concluso.

Battisti declassificato a detenuto comune, le reazioni dei parenti delle persone che ha ucciso

Una posizione molto simile a Delmastro Delle Vedove ce l’ha anche Alberto Torreggiani, ferito da Battisti davanti alla gioielleria di famiglia 40 anni fa in un attentato dove morì anche il padre, Pierluigi. “Farò in modo che questa richiesta venga bloccata perché la violazione del rispetto per le vittime deve, una volta per tutte, finire“, ha detto all’AdnKronos. La declassificazione, per lui, è solo il preludio a ulteriori richieste con il “pericolo, il tentativo neanche tanto subdolo, di abbreviare la condanna“.

Di tutt’altro avviso, invece, Maurizio Campagna, il fratello di Andrea l’agente di pubblica sicurezza in servizio alla Digos di Milano che è stato ucciso nel 1979 da un commando dei Pac. Per lui, infatti, “l’importante è che resti in carcere e sconti in galera la sua pena per l’omicidio di mio fratello e di altri“, ha detto sempre all’agenzia di stampa. “Io penso che la giustizia italiana funziona e se è stato fatto è lecito. Contento per lui: si goda gli anni di carcere che gli rimangono come un detenuto normale anche se rimarrà sempre un assassino“, ha concluso.

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