Elezioni, Meloni studia da premier e dice no ai ministri del governo Draghi

Mancano tre giorni alle elezioni politiche di domenica 25 settembre e c’è già chi studia come presidente del Consiglio. Giorgia Meloni, la leader di Fratelli d’Italia, che ieri aveva dichiarato di sapere già i nomi dei ministri, oggi ha escluso che possa consultare l’attuale capo dell’esecutivo, Mario Draghi, per la scelta di alcuni Ministeri chiave.

Meloni
Giorgia Meloni – lettoquotidiano.it

Ho un rapporto cordiale con lui“, ha detto Meloni salvo poi specificare che i temi su cui si sono confrontati riguardavano tutti il Parlamento. Per quanto riguarda, poi, la formazione di un governo vero e proprio, la numero uno di FdI crede che non ci sarà bisogno di esecutivi “arcobaleno“, ma che il centrodestra sia possa essere in grado di avere la maggioranza per i prossimi cinque anni. La leader della coalizione ha parlato anche di Giuseppe Conte e del MoVimento 5 stelle dicendo di non temerli per una rimonta che vada a discapito del centrodestra. L’ex presidente del Consiglio, invece, dal canto suo ha criticato chi lo ha succeduto in merito alle scelte fatte per l’invasione dell’Ucraina.

Meloni: “Non consulterò Draghi sui ministri. No ai governi arcobaleno”

La marcia trionfale verso Palazzo Chigi di Giorgia Meloni e di tutto il centrodestra non è pronta, ma poco ci manca. Di segnali che le cose potrebbero andare nel verso giusto, il loro, ne sono arrivati parecchi, dai sondaggi in primis e dai comizi elettorali dopo, quelli in cui la leader di Fratelli d’Italia è sempre stata applaudita a discapito di qualcuno che, invece, ha lamentato andasse là solo per disturbare e creare scompiglio.

Cautela, scaramanzia, chiamatela un po’ come volete – lei preferisce la seconda opzione -, nonostante sappia già i nomi dei ministri, l’ha detto lei, non li vuole dire perché “non mi piace parlare di poltrone. Le battaglie vanno combattute senza dare nulla per scontato fino al 25 settembre, ne parleremo dopo“. Sì, ma non con Mario Draghi, l’attuale presidente del Consiglio.

Draghi
Mario Draghi – lettoquotidiano.it

In un’intervista a Mattino 5, su Canale 5, infatti, quella che potrebbe diventare la prima capa dell’esecutivo donna della storia d’Italia ha escluso che consulterà l’ex presidente della Banca centrale europea per formare la squadra di governo. “Ho un rapporto cordiale con lui e nel caso sarei molto contenta nel fare un passaggio di consegne tra persone che hanno rispetto delle istituzioni“, ha detto, ma ecco, no. Al massimo, ha specificato, si sono sentiti sui temi che riguardavano il Parlamento, “nulla di più“.

Le altre persone con cui non parlerà sicuramente sono i partiti contro il centrodestra, quelli che non fanno parte della coalizione, il Partito democratico di Enrico Letta, per esempio: “Non credo sarà necessario“, ha liquidato la domanda. D’altronde, ciò che si auspica è un centrodestra compatto, “che condivida le grandi questioni” e che abbia “la maggioranza che serve per governare il Paese cinque anni“. Meloni, i governi arcobaleno, li lascia agli altri, ha detto ancora.

Entrando poi nel merito della campagna elettorale, la presidente di FdI l’ha definita “orrenda“, specie per i toni e i modi usati dalla sinistra, che “ha perso la testa“, specie il Pd “diventato un partito estremista, violento, che esalta chi viene a contestare nelle manifestazioni“. L’attacco ai rivali, però, non è finito, perché ha anche precisato che per anni “la sinistra si è riempita la bocca di parole sulle donne e ora non accetta che il primo premier donna di questa nazione potrebbe essere di centrodestra“.

Tornando un attimo alla scaramanzia, poi – ma in questo caso si deve parlare di cautela -, Meloni ha cambiato idea nel momento in cui si è ventilata l’ipotesi di una rimonta del MoVimento 5 stelle di Giuseppe Conte, che non teme perché non può mettere “in discussione un’eventuale vittoria del centrodestra“. Eccesso di sicurezza? No, affatto: “Dai dati che ho letto – ha concluso -, i pentastellati guadagnano voti a danno del Pd“.

Conte: “Draghi si è accodato subito alla strategia decisa a Washington”

Ma tra gli argomenti trattati nell’intervista a Mattino 5 di Meloni c’è anche l’invasione dell’Ucraina da parte delle forze armate russe di Vladimir Putin e, quindi, delle scelte fatte dall’Italia. Per la numero uno del centrodestra, il governo italiano ha fatto “tutto quello che andava fatto“, non solo: l’Italia non deve discostarsi dalle decisioni della comunità internazionale“.

La guerra in Ucraina è la punta dell’iceberg di un piano per il cambiamento dell’assetto geopolitico mondiale. Se anche noi decidessimo di ritirarci dalle sanzioni, il resto dell’Occidente andrebbe avanti e noi saremmo isolati“, ha detto motivando che la posizione italiana non incide tanto sul futuro dell’Ucraina, ma su quello dell’Italia.

Di segno diverso, invece, il pensiero di Conte. Ospite di Radio Capital, l’Avvocato del popolo ha attaccato il presidente Draghi che, solo dopo tre mesi dall’inizio del conflitto “è venuto a confrontarsi in Parlamento“. Per il numero uno dei Cinque stelle, il premier è risultato sì, “molto disponibile, premuroso e sollecito” ma per “l’accordarsi a una strategia decisa da Washington“. Quello che sperava Conte, infatti, era “un governo italiano pronto a indirizzare in prima fila la strategia euroatlantica verso una strategia negoziale“.

Concetto che ha spiegato anche alla Stampa: perché lui, da capo dell’esecutivo avrebbe detto “sì alle sanzioni, ma superata la fase iniziale occorreva perseguire una strategia che ci portasse fuori da una guerra a oltranza“.