Da Mosca nuova minaccia sul nucleare: “Arma per proteggere i territori annessi”

La guerra tra Russia e Ucraina ha scelto di girare dalla parte sbagliata al bivio tra la diplomazia e la barbarie, ormai da mesi, e questa scia non sembra aver nessuna intenzione di scemare, per colpa degli attori in causa. In particolare, Vladimir Putin la cui minaccia nucleare sta allarmando e facendo riflettere il mondo. Oggi sono arrivate analisi, condanne e reazioni diverse, ma anche nuove minacce, e ancora dalla Russia.

Medvedev
Dmitry Medvedev – lettoquotidiano.it

La terza fase del conflitto russo-ucraino, quella che vede Volodymyr Zelensky con lo scettro militare in mano e gli invasori indietreggiare, sta avendo risposte verbali e legislative sempre più dure da parte di Vladimir Putin. Il leader del Cremlino ha reso attuativa la mobilitazione parziale, avendo come risposta il dissenso di molti cittadini russi e causando forti proteste e tentativi di fuga di massa. E poi c’è una minaccia folle, dura e purtroppo concreta che ha decisamente respiro più internazionale, anzi mondiale, e non è un termine usato a caso. Stiamo parlato dell’arma nucleare che torna ad aleggiare nelle menti dei cittadini occidentali e negli incubi dell’intero pianeta. Oggi non sono arrivati passi indietro, anzi solo conferme, e con ancor più fermezza.

Le minacce di Putin non restano sole: Medvedev ribadisce il possibile uso dell’arma nucleare contro l’Ucraina

Le forme che sta assumendo la guerra tra Russia e Ucraina non sono sfocate, bensì sempre più spigolose e strette. Come un tunnel da cui non si riesce a uscire, buio e colmo di odio. L’ultimo discorso televisivo di Putin ha riportato in primo piano il rischio che il leader russo utilizzi davvero l’arma nucleare, nel caso in cui l’Ucraina, nel pieno della sua controffensiva militare, attaccasse uno dei territori occupati negli ultimi mesi dalla Russia o il territorio stesso della Russia. Uno scenario apocalittico, ma che purtroppo non è così fantascientifico, anche perché direttamente concatenato allo strumento dei referendum.

Nelle Repubbliche separatiste invase e occupate dalle truppe del Cremlino, e con governo filorusso, Putin è pronto a rendere attuativi i referendum per l’annessione di questi territori alla Russia. Che, di conseguenza, diventerebbero intoccabili, onde evitare un’escalation nucleare che sarebbe ovviamente devastante e drammatica per l’umanità.

Scontri Russia
Scontri in Russia dopo l’annuncio della mobilitazione parziale – lettoquotidiano.it

Dall’Occidente le reazioni sono state tante e differenti nelle ultime ore. In molti, hanno invitato a bollare le minacce del leader del Cremlino come segno di debolezza per la piega che sta prendendo la campagna militare e di continuare a perseguire l’arma delle sanzioni e degli aiuti incondizionati all’Ucraina. Particolarmente significativa è l’apertura odierna de “El Pais” che mostra i manifestanti in Russia e indica Putin come un uomo sempre più solo.

Di contro, però, c’è anche la posizione del “Financial Times”, che poi è quella di molti cittadini nel mondo: non sottovalutare il possibile utilizzo dell’arma nucleare da parte dei russi. E come foto in primo piano, sempre in apertura, hanno scelto un soldato di spalle che osserva delle esplosioni. Scenari che, appunto, vorremmo vedere solo in foto, ma che dal 24 febbraio sono cronaca quotidiana e stanno mietendo vittime, sfollati, lacrime economiche e problemi energetici.

La razionalità, però, continua ad accumulare polvere in cantina, mentre la Russia non sembra avere alcuna intenzione di placare l’escalation di minacce che stanno riecheggiando da diverse ore nelle orecchie dell’Europa e del mondo. Le ultime sono pesanti e sono arrivate dal vicepresidente del consiglio di sicurezza, Dmitry Medvedev. Usando il mezzo Telegram, come spesso gli capita, ha ribadito l’intenzione di tenere i referendum e soprattutto ha paventato il possibile utilizzo del nucleare: “I referendum si svolgeranno, così le Repubbliche separatiste del Donbass, ma anche altri territori, saranno annessi alla Russia“.

Ha annunciato anche altre novità dal punto di vista militare, come per esempio la protezione serrata da parte delle Forze Armate dei suddetti territori. E poi le dichiarazioni che fanno ancora tremare il mondo: “Per proteggere questi territori verrà usata qualsiasi arma russa, comprese le armi nucleari strategiche e le armi basate su nuovi principi“.

È un Medvedev che, in altre circostanze, avremmo definito fuori di sé, ma in questo contesto, purtroppo, sarebbe un azzardo. Infatti, dopo aver ribadito il possibile ricorso al nucleare, sferra un attacco diretto alla Nato: “I generali idioti della Nato in pensione non ci spaventano, parlando del lancio di raid in Crimea. I missili ipersonici sono in grado di colpire obiettivi in Europa e negli Stati Uniti molto più velocemente“.

Medvedev non è per nulla personaggio banale in Russia, dato che prima dell’incarico attuale, ha ricoperto anche le cariche di ex presidente e primo ministro. L’attacco sferrato oggi via Telegram, ricco di odio e accuse, non dà la sensazione che si possa tornare indietro. E a dirlo è lo stesso Medvedev, precisando che la Russia ha ormai scelto che via percorrere e non indietreggerà.

L’escalation, per fortuna verbale, da parte delle alte istituzioni del Cremlino ha ovviamente scatenato diverse reazioni, a partire dai ministri degli Esteri di Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Canada, Ucraina, ma anche di Corea, Svizzera, Stati Uniti. In una nota congiunta, dopo l’Unga a New York, gli Stati hanno espresso “grave preoccupazione” anche per quegli impianti nucleari destinati a scopi pacifici, sempre nell’ottica di un possibile incidente nucleare che potrebbe causare grandi danni in Europa, fino alla Germania. Insomma, fino a che la Russia sarà presente a Zaporizhzhia i rischi saranno altissimi.

Un alto tema importante delle ultime ore è quello dello scambio di prigionieri tra Russia e Ucraina. Infatti, il capo dell’ufficio di Zelensky, Andriy Yermak, ha annunciato oggi la liberazione dell’oligarca filorusso Viktor Medvedchuk in cambio di oltre 200 soldati ucraini. Yermak ha specificato che l’Ucraina ha fatto questa scelta dopo che il prigioniero aveva già fornito tutte le prove possibili di cui il paese assalito aveva bisogno, dopo la sua cattura.

Ne ha parlato direttamente il presidente Zelensky nelle ultime ore, confermando lo scambio e giustificando la bontà della sua scelta: “Non è un peccato liberare Victor Medvedchuk per dei guerrieri veri. Il filorussi ha già dato all’Ucraina tutto ciò che serviva per portare avanti dei procedimenti penali nei suoi confronti e che sono già in corso“. Il presidente ucraino ha anche fornito dei dettagli importanti sulle contrattazioni che hanno portato all’accordo “All’inizio l’offerta russa prevedeva di restituire 50 ucraini per il solo Medvedchuk. Poi, dopo che abbiamo insistito, il numero è salito a 200“.

Le spiegazioni non sono arrivate senza gli annunci ufficiali: “L’Ucraina ha liberato 215 eroi dalla prigionia russa. Non potremo mai dimenticare chi ha contribuito alla liberazione dei nostri soldati“. Ringrazia anche il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, che in quest’occasione e per l’ennesima volta, si è posto come mediatore dell’intero processo. E non è finita qui, perché Zelensky ha concordato proprio con l’omologo turco che cinque comandanti Azov vengano rilasciati e che che resteranno in Turchia fino a quando il conflitto con la Russia non terminerà, potendo vedere anche le loro famiglie.

Gli annunci del premier ucraino non sono rimasti isolati, anzi. Ne ha parlato durante la notte appena trascorsa anche Erdogan stesso, facendo arrivare i suoi ringraziamenti a Putin e lo stesso Zelensky per avergli permesso di avere un ruolo di intermediario nelle contrattazioni. Il leader turco rilancia la speranza per tutto il mondo: “È un importante passo verso la fine della guerra“. Le sue dichiarazioni sono arrivate da New York, in cui si trova dopo aver partecipato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

L’escalation della guerra e le reazioni da tutta l’Europa

Viktor Orban non è comunque spettatore estraneo alle dinamiche che stanno caratterizzando la guerra tra Russia e Ucraina, così come non può esserlo tutta l’Unione europea. Il primo ministro dell’Ungheria, come riporta il “Magyar Nemzet”, in seguito alle ultime mosse di Putin, ha fatto presente che le sanzioni alla Russia stanno causando molti problemi da più fronti, dall’energia alla crisi economica e l’inflazioni. Orban punta ancora una volta il dito contro Bruxelles e quelli che lui definisce i suoi “burocrati“, dicendo che avevano promesso che le sanzioni avrebbero fatto male solo alla Russia. Secondo lui, invece, starebbero causando più danni all’Europa che al Cremlino. Di conseguenza, la richiesta del leader ungherese è che, a partire da novembre, vengano revisionate e che si arrivi alla loro rimozione entro la fine dell’anno.

Un appello che è destinato a rimanere inascoltato. Innanzitutto per le voci dei protagonisti in campo e delle maggiori potenze dell’Ue che non hanno alcuna intenzione di indietreggiare sulla ferma condanna delle azioni della Russia, gli aiuti all’Ucraina e quindi sulle sanzioni. E poi per le ultime dichiarazioni dell’Alto Rappresentante dell’Unione Europea, Josep Borrell.

È stato lui, in occasione dell’ultima conferenza stampa tenutasi a New York, a specificare: “Sono certo che troveremo un accordo unanime sul nuovo pacchetto di sanzioni per la Russia“. Le domande alla base di questa dichiarazione vertevano sulle ultime mosse di Putin, e cioè quella dei referendum di annessione e la mobilitazione parziale.

Intanto, in Italia sono gli ultimi tesi giorni di campagna elettorale, prima delle elezioni del 25 settembre che decideranno il nuovo Parlamento. Al Forum Ansa, Enrico Letta, però, ha speso parole importanti proprio sulla guerra in Ucraina: “Meloni ha ribadito il sostegno a Draghi sulla guerra tra Russia e Ucraina, ma dato che il centrodestra vuole disfare l’Europa, vuole togliere i voti alla maggioranza e far sì che l’Ue decida all’unanimità, vuole essere dalla parte dell’Ungheria di Orban, non vuole fare progredire sull’unità in politica estera, assume solo posizioni che indeboliscono l’Europa e aiutano la Russia. Dobbiamo puntare a rinforzare l’Ue“. Il segretario del Partito Democratico, insomma, ha sferrato l’ennesimo attacco, quando manca sempre meno all’appuntamento elettorale e allo scontro decisivo tra PD e Fratelli d’Italia.

Di ritorno da New York, ne ha parlato anche il premier francese, Emmanuel Macron, in un’intervista rilasciata a “Bfmtv”. Il presidente transalpino ha accusato Putin di utilizzare ricatti e pressione, ma che come risultato hanno soltanto l’isolamento diplomatico della Russia. Anche la mobilitazione parziale ha ricevuto l’ennesimo pollice verso, ancora dal leader francese, che lo vede come un altro passo che avvicina l’escalation militare e allontana la pace. Il presidente francese comunque non perde la speranza e indica la via del dialogo come l’unica che può portare a uno soluzione positiva del conflitto.

Anche sull’utilizzo dell’arma nucleare, il numero uno dell’Eliseo è chiaro: “Il rischio è sempre presente, dato che ha a disposizione quelle armi, ma si tratta ovviamente di un ricatto e di un modo per aumentare la pressione“. Macron spiega, inoltre, come le ultime mosse operate da Putin non siano altro se non un modo di rispondere alla controffensiva ucraina che imperversa fin dall’inizio di settembre e che sta mettendo in seria difficoltà il Cremlino. Il premier francese sottolinea, inoltre: “Ovviamente, la situazione economica russa è più complessa di quanto si sia detto”. E ribadisce: “La Russia si sta isolando diplomaticamente”.

Sempre Macron, comunque, tornando a parlare della mobilitazione parziale, già ieri sera aveva espresso un giudizio sicuramente negativo: “Ciò di cui abbiamo bisogno è la pace e il cessate il fuoco”. Il presidente francese analizza la situazione, bollando la scelta di Putin come una cattiva notizia sia per il popolo russo, sia per i giovani. L’isolamento del leader del Cremlino, inoltre, ha fatto notare come Cina e India, che in teoria dovrebbero essere primi alleati di Putin, abbiano espresso preoccupazione per l’andamento della guerra. “Oggi la Russia è sempre più isolata”. Inoltre, ribadisce che il conflitto l’ha voluto e lo vuole solo il Paese invasore e si tratta di un atto illegale e illegittimo. La conclusione di Macron è chiara e non ammette repliche: “Tutti chiedono la pace. Nessuno capisce più le scelte della Russia”.

 

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