La classifica della Serie A prima della sosta delle Nazionali è strana

Un campionato di Serie A strano, nei tempi più che altro, ci sta regalando anche una classifica nello stesso stile. A guidare, infatti, ci sono l’Atalanta e il Napoli (quest’ultimo non proprio una sorpresa), poi troviamo l’Udinese di Andrea Sottil, che fino all’anno scorso lottava per non retrocedere.

Udinese
I giocatori dell’Udinese – lettoquotidiano.it

Per trovare le cosiddette blasonate, ovvero Milan, Inter e Juventus, si deve scendere di qualche posizione. I campioni d’Italia in carica sono al terzo posto, a pari punti con la Lazio di Maurizio Sarri, mentre gli uomini di Simone Inzaghi e Massimiliano Allegri, i due allenatori più nell’occhio del ciclone, sono rispettivamente settimi e ottavi, quindi anche dietro la Roma di José Mourinho, anche lei una candidata al titolo ad agosto. Il cammino è ancora lungo e di sorprese ne avremmo ancora parecchie, ma si può già tracciare un piccolo bilancio di questo primo tour de force.

La classifica di Serie A è strana: guidano Napoli e Atalanta e c’è l’Udinese

Sette delle trentotto partite di Serie A sono state già giocate, e a metà settembre. Una novità, si sa, che fa rima con i Mondiali in Qatar in cui, anche se ci duole infilare il coltello nella piaga, l’Italia di Roberto Mancini non ci sarà.

A guardare il bicchiere mezzo pieno, lo stop nel campionato – da metà novembre a inizio gennaio – consentirà ad alcune squadre di rifiatare (anche se molte hanno tanti giocatori impegnati con le rispettive Nazionali), e trovare nuove motivazioni dopo un avvio a dir poco poco entusiasmante.

Chi si aspettava, infatti, che alla prima sosta chi aveva dichiarato di lottare per lo scudetto ci sarebbe arrivato a bottino pieno (21 punti in pratica) si è dovuto ricredere leggendo una classifica che è più strana del campionato stesso. Non tanto per il Napoli, che la guida, o per l’Atalanta, anche lei in testa e a pari punti con la squadra di Luciano Spalletti, quanto perché dalle prime sei posizioni mancano l’Inter e la Juventus.

Prima di parlare del periodo nero dei nerazzurri (di Milano) e dei bianconeri (di Torino) e dei loro rispettivi allenatori, è giusto parlare di chi, contro ogni pronostico, si gode una posizione privilegiata.

Per quanto riguarda i partenopei, primi per differenza reti rispetto ai bergamaschi, non solo non hanno ancora perso una partita in campionato, ma possono vantare lo stesso record anche in Europa, dove sono riusciti a battere sia i vicecampioni di Champions League del Liverpool, sia il Rangers Glasgow, vicecampioni di Europa League, in casa loro. A giugno, e forse anche prima dell’inizio della stagione, nessuno avrebbe puntato un euro sulla squadra del tecnico toscano, eppure eccola là, a dimostrare con i fatti che la rivoluzione d’estate non ha ridimensionato un progetto, lo ha reso solo più fresco, giovane e (forse) convincente.

Una dimostrazione c’è stata ieri nella partita vinta a San Siro contro i campioni d’Italia del Milan, una gara combattuta sino all’ultimo, in cui magari gli uomini di Stefano Pioli avrebbero meritato qualcosa di più per le occasioni create, ma che, allo stesso tempo, ci mostra una fotografia eloquente di quali squadre siano più in forma.

Nonostante la sconfitta che li ha fatti scivolare potenzialmente al terzo posto, ma visto il grande affollamento matematicamente al quinto, i rossoneri faranno la voce grossa fino alla fine, cercando chiaramente di difendere il titolo conquistato lo scorso anno solo all’ultima giornata avendo cambiato poco e nulla, se non qualche innesto che ancora si deve integrare e che ha abbassato di fatto l’età media della rosa – sì, ci stiamo riferendo a Charles De Kaetelaere.

L’Atalanta, più che un cambiamento negli interpreti, ha subito uno stravolgimento nella mentalità, con la partita con la Roma, allo stadio Olimpico, a fare da cartina tornasole. Se un tempo gli undici di Gian Piero Gasperini erano più aggressivi e propositivi in attacco, ora con il massimo della prudenza (e l’assenza dalle coppe europee) sembrano ottenere risultati addirittura migliori.

La vera sorpresa, però, è un’altra: l’Udinese di Andrea Sottil. Prima da calciatore, poi da allenatore (è alla sua prima esperienza in Serie A), l’ex Ascoli ha registrato il miglior rendimento dei friulani nelle prime partite di campionato. Avendo battuto a suon di batoste pesanti sia lo Special One (4-0), sia l’Inter (3-1), difficilmente si può pensare sia un fuoco di paglia. Magari non sarà sempre così, e il terzo posto sarà solo una chimera il 4 giugno, intanto, per ora, qualche lezione di bel calcio l’hanno data anche dalle parti della Dacia Arena.

A proposito di bel calcio, non si può non parlare di Maurizio Sarri, e della sua Lazio. A pari punti con il Milan, ma davanti per la differenza reti, i biancocelesti sono un’altalena di emozioni e risultati: al 4-2 rifilato al Feyenoord nell’Europa cadetta, è seguita sconfitta per 5-1 contro il Midtjylland in Danimarca, e poi, ancora, un 0-4 alla Cremonese. L’allenatore ha parlato di cali di concentrazione, quasi di totale assenza dal campo, un problema che si dovrà risolvere, ma rispetto allo scorso anno la Lazio ha subito meno gol, ha tre punti in più e pure due posizioni.

A concludere il sesto ci sono i giallorossi di José Mourinho. Su di loro sono state proiettate in estate molte aspettative che, al momento, sembrano essere state tradite a metà. Come parziale giustificazione ci sono delle assenze, pesanti, tipo quella di Paulo Dybala di ieri nella partita contro l’Atalanta, o quella di Georginio Wijnaldum, o di Nicolò Zaniolo.

Serie A, il momento nero di Inter e Juventus (e di Inzaghi e di Allegri)

Ciò che sorprende più di tutto è il momento nerissimo che stanno vivendo le due squadre che più di tutte puntano allo scudetto, dicevamo. L’Inter di Simone Inzaghi ha già perso tre partite e ha totalizzato solo dodici punti, la Juventus di Massimiliano Allegri, nonostante sia uscita sconfitta solo una volta – ieri contro il Monza, che invece ha ottenuto la prima vittoria in Serie A di sempre -, di punti ne ha solo dieci.

Inzaghi
Simone Inzaghi – lettoquotidiano.it

Lo scarto con le prime della classe non è tanto, è vero, e infatti non è quello a preoccupare, lo è invece il gioco che stanno esprimendo, motivo per cui nel trita carne sono finiti soprattutto gli allenatori. Nessuno dei due rischia davvero il posto in panchina, chi perché ha appena rinnovato il contratto (l’ex Lazio), chi perché ha un ingaggio talmente importante che sarebbe difficile sostenerne due insieme (Allegri, va da sé), ma qualcosa dovrà cambiare, e tanto.

I problemi dei nerazzurri sono soprattutto nella squadra (la Curva Nord, infatti, ha dato le colpe ai giocatori e non a Inzaghi), con molti calciatori che non sono in condizione, anzi sembra quasi che abbiano perso l’umiltà, la lucidità, la voglia che li ha spinti a vincere tre trofei in due anni, ma non lo scudetto, non con l’allenatore piacentino, per lo meno. Era il primo anno alla guida dell’Inter e nessuno si aspettava nulla, discorso diverso ora, perché non c’è stata nessuna crescita, anzi si sono fatti dei passi indietro, anche in termini di classifica. I difensori si sono involuti, manca un uomo come Ivan Perisic, motorino di una fascia che ora è orfana del miglior giocatore della scorsa stagione, e Romelu Lukaku ancora non ha dato davvero il suo contributo alla causa.

Per la Juventus, invece, le difficoltà sono da imputare a un non ancora ritrovato schema tattico. L’alibi dell’allenatore sono le assenze – non ha mai avuto Paul Pogba, Federico Chiesa è infortunato dallo scorso anno -, ma manca anche qualcos’altro (motivo per cui Dusan Vlahovic è diventato l’ombra di se stesso) e forse è proprio il carattere che doveva riportare Allegri e che, dopo quasi un anno e mezzo, è rimasto lo stesso di una squadra che aveva vinto tutto in Italia, ma che non è mai riuscita a fare davvero il salto di qualità, neanche con Cristiano Ronaldo.