Elezioni 25 settembre, nelle simulazioni il centrodestra supera i due terzi dei seggi

Secondo le simulazioni di YouTrend, fatte in base ai risultati dei sondaggi di questi ultimi giorni, il centrodestra potrebbe ottenere dai 240 ai 265 seggi alla Camera, e tra i 120 e i 135 seggi al Senato. Per ottenere la maggioranza dei due terzi serve un vantaggio del 21-22% in entrambi i rami del Parlamento.

Salvini Meloni Berlusconi
Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi – lettoquotidiano.it

Solo se si dovesse scendere sotto l’8% sarebbe difficile avere una maggioranza, affermano ancora dal portale che racconta le tendenze del nostro tempo. Quanto al voto vero e proprio, secondo quanto afferma Repubblica, con il taglio dei parlamentari ad avere più voce in capitolo sono le periferie rispetto alle città. Oltretutto, secondo l’ultimo sondaggio di Euromedia Research, Fratelli d’Italia ha doppiato la Lega, mentre Forza Italia è stata superata dal terzo polo di Carlo Calenda e Matteo Renzi.

Elezioni 25 settembre, nelle simulazioni di YouTrend il centrodestra supererebbe i due terzi dei seggi in Parlamento

Partiamo da un presupposto semplice: per poter governare, in Italia, e quindi per avere la fiducia da parte del Parlamento, serve la maggioranza assoluta di deputati e senatori. Se, prima della riforma costituzionale che ha tagliato il numero dei parlamentari, servivano 158 voti a Palazzo Madama e 316 a Montecitorio, adesso ne bastano 101 al Senato, a fronte di un totale di 200 eletti (anche se ci sono da considerare anche i senatori a vita, che sono sei: Giorgio Napolitano, Mario Monti, Elena Cattaneo, Renzo Piano, Carlo Rubbia e Liliana Segre, e quindi si alza a 104 la maggioranza semplice), e 201 alla Camera, su 400.

Riuscire, però, a non andare sotto con questi numeri è un’impresa più che ardua. Se un giorno, infatti, dovessero mancare due deputati del centrodestra, ma ci fossero tutti gli altri, l’esecutivo traballerebbe non poco, ma non sarebbe comunque costretto a dimettersi. Discorso diverso, e ne sa qualcosa Mario Draghi, se invece viene revocata la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.

Il governo che si presenta alle Camere con la sola maggioranza assoluta rischia di cadere, oltretutto, anche a causa di deputati e senatori che potrebbero cambiare casacca durante la legislatura – di questo, invece, ne sa qualcosa soprattutto il MoVimento 5 stelle.

Insomma, per amministrare la cosa pubblica serve vincere, e serve farlo con un largo gap. La dimostrazione è stata data da YouTrend, il magazine digitale dell’Agenzia Quorum, che ha simulato la composizione del Parlamento a partire dagli ultimi sondaggi del 25 agosto.

Secondo quanto trapela, con il vantaggio attuale del centrodestra di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati sulla coalizione capitanata dal segretario del Partito democratico, Enrico Letta, stimato sul 18,8%, i tre leader otterrebbero fra i 240 e i 265 seggi a Montecitorio, e tra i 120 e i 135 a Palazzo Madama.

Letta Meloni
Enrico Letta e Giorgia Meloni – lettoquotidiano.it

Qualcuno in meno rispetto alla maggioranza dei due terzi – alla Camera 267, al Senato 168 – che serve, per esempio, per approvare una legge costituzionale senza passare per le forche caudine di un referendum, che non è necessario, è vero, ma potrebbe essere richiesto da un quinto dei membri di una Camera, o cinquecentomila elettori o, ancora, cinque Consigli regionali.

Nel concreto, quindi, per attuare la riforma sull’elezione diretta del Presidente della Repubblica come da programma, la coalizione di Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi dovrebbe avere, in entrambi i rami del Parlamento, un 21/22% di vantaggio sul centrosinistra. Mentre uno scenario di un centrodestra con la maggioranza qualificata, che può essere anche dei tre quinti, diventa probabile con un gap del 26%.

Al contrario, se la differenza tra le due coalizioni raggiungesse soltanto l’8/9%, non ci sarebbe alcuna maggioranza, specialmente per Palazzo Madama. Sotto il 5% di vantaggio del centrodestra, ancora, è probabile si verifichi un “hung parliament“, o Parlamento sospeso.

Elezioni 25 settembre, con il taglio dei parlamentari pesa più il voto delle periferie di quello delle città

Ma a essere in bilico, sempre secondo quanto stimato da YouTrend, sono 18 collegi alla Camera e solo sei al Senato. Si tratta, ancora una volta, di simulazioni anche perché a pesare ci sono i voti di 16 milioni di astenuti, ovvero il 35% degli aventi diritto.

Rispetto alla precedente tornata elettorale, però, i nuovi collegi elettorali si sono ampliati e per la prima volta l’hinterland, la periferia, ha più voce in capitolo delle città per quanto riguarda l’elezione, specialmente a Palazzo Madama. “In alcune regioni come l’Emilia-Romagna, città e contado saranno unificati – ha spiegato a Repubblica Federico Fornaro, esperto di sistemi elettorali ed ex capogruppo alla Camera per Liberi e Uguali -: nelle città la matrice rossa è sempre stata più forte rispetto ai territori provinciali ed extra urbani. Anche perché questo i collegi sono più contendibili“.

Ultimo, ma non per importanza, l’ultimo sondaggio pubblicato da Euromedia Research sulle intenzioni di voto del 29-30 agosto che fotografa una situazione in cui il partito di Meloni doppia la Lega del suo alleato, mentre Berlusconi viene superato dal terzo polo di Carlo Calenda e Matteo Renzi.

Fratelli d’Italia è cresciuto, dal 22 luglio, dell’1,1% arrivando al 24,6% contro, appunto, il Carroccio che scende al 12,5% e perde quindi l’1,5% rispetto a più di un mese. Al secondo posto c’è, quasi come sempre, il Partito democratico, che guadagna 0,3 punti percentuali e sale al 23,1% dei consensi.

A crescere più di tutti, però, è il movimento dell’ex premier Giuseppe Conte, che dal 22 luglio ha fatto registrare un aumento del 3,1% dei consensi ed è salito, ora, al 12,3%. Tra le forze in crescita c’è anche Italexit per l’Italia di Gianluigi Paragone, che si attesta al 2,8%.

La vera sorpresa, però, è un’altra: secondo le rilevazioni di Euromedia Research, per la prima volta Forza Italia perde il quinto posto: Azione e Italia Viva, infatti, sono stimate al 7,4%, mentre il partito azzurro è dato al 7%. Notizia che non è passata inosservata neanche al frontman Calenda che, in un tweet, ha gioito per la notizia e ha messo nel mirino anche Cinque stelle e Salvini.