Gli Usa vogliono vendere armi a Taiwan ma la Cina non è d’accordo

Dopo le visite di Pelosi, Markey e Blackburn, i tre membri del Congresso degli Stati Uniti, a Taiwan, il presidente Biden prepara una nuova mossa: secondo quanto riportato da Politico, infatti, il democratico avrebbe chiesto all’organo legislativo di approvare la vendita di armi all’isola da 1,1 miliardi di dollari.

Joe Biden
Joe Biden – lettoquotidiano.it

La notizia non è passata sotto traccia in Cina con il portavoce dell’ambasciata a Washington che ha detto che gli Stati Unitidevono smettere di creare fattori che potrebbero portare a tensioni nello Stretto di Taiwan”. I rapporti tra le due forze sono ancora più tesi da inizio agosto. E oggi, nel pomeriggio, le forze armate dell’isola hanno iniziato a sparare colpi di avvertimento nei confronti di droni civili cinesi.

Gli Stati Uniti hanno deciso di vendere armi a Taiwan. La Cina: “Devono smettere di creare tensioni”

Oggi, secondo quanto riferito dalla testata statunitense Politico – che ha citato tre fonti vicine al governo degli Stati Uniti -, è stata scritta un’altra pagina nei rapporti molto tesi tra Pechino e Washington. L’amministrazione del presidente a stelle e strisce, Joe Biden, infatti, vorrebbe chiedere al Congresso di approvare la vendita di armi a Taiwan per una cifra che si aggira intorno all’1,1 miliardi di dollari. Il pacchetto dovrebbe includere 60 missili anti-nave Harpoon, cento missili aria-aria Sidewinder e un’estensione del contratto del radar di sorveglianza.

Pelosi Ing-wen
Nancy Pelosi e Tsai Ing-wen – lettoquotidiano.it

In pratica, dopo le visite della speaker della Camera, Nancy Pelosi, e i due senatori Ed Markey e Marsha Blackburn, nell’isola del Pacifico per incontrare la presidentessa Tsai Ing-wen, anche leader dello schieramento indipendentista Partito Democratico Progressista –  che già avevano scatenato una reazione della Cina, che aveva intensificato le operazioni militari vicino a Taiwan -, gli States vorrebbero compiere un ulteriore passo avanti nel processo che potrebbe portare a un riconoscimento dell’indipendenza dell’isola a livello internazionale, al momento non riconosciuto né dalla Cina, né dagli stessi Stati Uniti.

Ed è proprio per questo che il portavoce dell’ambasciata cinese a Washington, Liu Pengyu, ha subito espresso la sua opinione sull’argomento dicendo che gli Usa non devono più vendere armi a Taiwan perché “qualsiasi contatto militare con l’isola viola il principio di ‘una sola Cina’”. Il diplomatico ha chiarito ancora che si deve smettere di “creare fattori che potrebbero portare a tensione nello Stretto di Taiwan”, oltre al fatto che gli Stati Uniti “dovrebbero dar seguito alla dichiarazione del governo di non sostenere l’indipendenza di Taiwan”. Ha concluso poi dicendo che da Pechino continueranno ad adottare misure forti per sostenere la sovranità cinese.

Oggi, poi, le forze armate taiwanesi hanno sparato per la prima volta colpi di avvertimento contro “droni civili cinesi trovati nell’area di Kinmen“, gruppo di isole amministrato da Taiwan. In un comunicato ufficiale, il ministero della Difesa di Taipei ha riferito che il Kinmen Defence Command ha rilevato nel pomeriggio più incursioni nelle aree di Dadan, Erdan e Shiyu.

Poco prima delle 18, una nuova incursione ha portato all’uso di colpi veri secondo il nuovo programma di contenimento in 4 mosse: “Avvertimento, segnalazione dell’incursione, espulsione del drone e abbattimento“.

Solo due giorni fa, tra l’altro, due navi da guerra statunitensi sono passate nello stretto, che è largo solo 160 chilometri. Ufficialmente viaggiavano “attraverso le acque in cui si applicano le libertà di navigazione in conformità con il diritto internazionale”, avevano scritto in una nota dalla marina Usa. Avevano anche precisato che “non c’era stata alcuna interferenza da parte di forze militari straniere”.

Anche questo, però, non era passato sotto traccia per la Cina. Il China Daily, in quell’occasione, aveva parlato di “azioni sconsiderate” da parte di Washington iniziate con la visita di Pelosi, ma anche di un nuovo segnale con cui si vuole “svuotare il principio della Cina unica” con cui si potrebbe anche innescare un conflitto, specie perché, hanno scritto ancora sul giornale, “l’esercito cinese è in allerta e pronto a contrastare qualsiasi mossa degli Stati Uniti per cambiare lo status quo nello Stretto”.

L’attacco nei confronti degli Stati Uniti si è concluso affermando che “per vincere qualche punto nella loro partita di superiorità in casa e forse mostrare alcuni muscoli militari all’estero, i politici statunitensi non dovrebbero giocare con il fuoco interferendo nella questione di Taiwan, costringendo la loro stessa gente, così come quelli dall’altra parte dello Stretto, a pagare per le loro azioni sconsiderate”.

Cina-Taiwan, il Guatemala si schiera con l’isola del Pacifico. Il ministro degli Esteri di Pechino: “PPD fa manipolazioni politiche”

Non solo gli Stati Uniti, però, guardano alla situazione complicata tra la Cina e Taiwan. Il ministro degli Esteri del Guatemala, Mario Bucaro, in visita oggi nell’isola del Pacifico, in cui ha incontrato la presidentessa taiwanese, ha detto che sosterrà sempre Taiwan, scatenando ancora una volta le reazioni da parte del governo di Pechino.

Il portavoce del ministro degli Esteri Zhao Lijan ha detto che il Partito Democratico Progressista sta usando i Paesi che hanno legami diplomatici con Taiwan per “manipolazioni politiche” e che il sogno guatemalteco sull’isola non fermerà il processo di riunificazione con la Cina.