Long Covid: come cambia negli uomini e nelle donne?

Il Long Covid presenta sintomi diversi negli uomini e nelle donne e lo dimostra una metanalisi pubblicata sulla rivista “Current Medical Research and Opinion”.

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Ricerca medica – Lettoquotidiano.it

Come cambia il Long Covid negli uomini e nelle donne? Questa è una domanda che si sono poste tantissime persone, ma oggi abbiamo una risposta certa.

Il Long Covid negli uomini e nelle donne presenta sintomi diversi

I sintomi del Long Covid cambiano da persona a persona, certo, ma differiscono anche in base al sesso. Questo è quanto emerge dalla metanalisi pubblicata sulla rivista “Current Medical Research and Opinion”.

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Covid – Lettoquotidiano.it

Ci sono voluti 35 studi per arrivare a questa conclusione. E le ricercatrici della Johnson & Johnson hanno iniziato a fare anche un’altra distinzione: c’è chi è alle prese con le sequele dell’infezione e chi invece è affetto da Long Covid.

La differenza sta nel fatto che nel primo caso i sintomi durano al massimo un mese dopo la fine dell’infezione, nel secondo invece durano di più.

Detto ciò, ecco come quali sono le caratteristiche principali del Long Covid negli uomini e nelle donne e come cambia quindi in base al sesso.

Ecco le differenze

La prima cosa che dobbiamo dire è che le donne, rispetto agli uomini, hanno una risposta immunitaria più immediata.

Cosa significa? Che riescono a combattere meglio contro la malattia nel breve periodo, avendo quindi minori rischi di sviluppare sintomi gravi, ma che alla lunga hanno maggiori possibilità che i sintomi – anche se lievi – perdurino nel tempo. E quindi troviamo molte più donne affette dal cosiddetto Long Covid.

Questo comunque potrebbe essere dovuto alla presenza degli estrogeni, che giocherebbero un ruolo fondamentale nel rafforzare il sistema immunitario.

Ma come cambiano i sintomi del Long Covid negli uomini e nelle donne? Innanzitutto dobbiamo specificare che queste ultime hanno maggiori possibilità di avere problemi intestinali, come la dispepsia funzionale e la sindrome del colon irritabile.

Poi comunque tenderebbero a sviluppare stanchezza cronica, perdita dell’olfatto (anosmia) e alterazione del gusto (disgeusia), a differenza degli uomini, che invece presentano soprattutto problemi di natura endocrina, insufficienza renale acuta, riduzione del numero delle piastrine nel sangue.

Quello che accomuna tutti è che il Long Covid può riguardare anche il cuore, i reni ed il cervello. E non solo, perché può portare anche difficoltà di concentrazione e attenzione, perdita di memoria, disturbo post-traumatico da stress.

Ad oggi però non è chiaro perché in alcune persone i sintomi del Covid durino così tanto tempo, ma quello che è certo è che la malattia può arrivare ad innescare una risposta infiammatoria che può generare la trombosi.

Proprio queste potrebbero aver lasciato i segni, soprattutto nelle persone che sono state colpite dalle primissime varianti e che non erano ancora vaccinate. A questo potrebbe aggiungere un’eventuale reazione autoimmune indotta dal virus, che potrebbe contribuire a generare il Long Covid.

Quello che dobbiamo specificare è che questi strascichi così seri riguardano chi ha avuto sintomi gravi (quindi verosimilmente chi ha contratto il Covid durante le prime fasi della pandemia) e che tutti gli studi sono stati pubblicati entro il 2021.

Ad oggi però non possiamo neanche escludere che il Long Covid possa riguardare anche persone che hanno contratto il virus ed hanno avuto sintomi lievi, come febbre, tosse, spossatezza.

Qual è il ruolo dei vaccini? Questi di sicuro possono aiutare a ridurre la portata dei sintomi del Long Covid.

Quello che è certo però è che per capire quanto le ultime varianti stiano incidendo dobbiamo attendere almeno il 2023.