Marta Russo, 25 anni fa l’omicidio della studentessa alla Sapienza di Roma

Marta Russo venne ferita da un colpo di pistola alla testa e 5 giorni dopo ne fu dichiarata la morte cerebrale. 

Marta Russo
Marta Russo – LettoQuotidiano.it

Per quel delitto sono stati condannati Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro, che si sono sempre dichiarati innocenti.

L’omicidio di Marta Russo

Era la mattina del 9 maggio del ’97, quando Marta Russo, studentessa di giurisprudenza alla Facoltà La Sapienza di Roma, venne colpita alla testa da un proiettile, mentre passeggiava nel viale dell’università insieme a un’amica.

La ragazza, 22 anni, venne immediatamente soccorsa, ma il colpo di pistola le provocò danni irreversibili.

Ricoverata al Policlinico Umberto I di Roma, Marta Russo venne dichiarata cerebralmente morta il 13 maggio. I familiari della giovane studentessa acconsentirono all’espianto degli organi.

Al suo funerale, che si tenne presso l’Ateneo, parteciparono le più alte cariche dello Stato. Il papa Giovanni Woytila inviò un messaggio alla famiglia di Marta.

Le indagini e le condanne

Dopo 25 anni da quel drammatico fatto di cronaca nera, non si conosce ancora il movente del delitto.

La pistola che uccise la giovane studentessa non è mai stata ritrovata. I rilievi effettuati dagli inquirenti confermarono che il colpo che uccise Marta fu esploso dall’aula 6 dell’Istituto di Filosofia del Diritto.

Le piste battute per dare un volto e un nome all’assassino di Marta Russo sono state tante. S’indagò su un ex fidanzato della ragazza fino all’ipotesi del terrorismo, ma nessuna indagine sembrava andare nella direzione giusta.

A dare una svolta all’inchiesta fu, qualche settimana dopo, la testimonianza di Gabriella Alletto, dipendente della facoltà.

giovanni scattone
Giovanni Scattone – LettoQuotidiano.it

La donna riferì che la mattina dell’omicidio di Marta Russo, nell’aula 6 c’erano due giovani assistenti universitari, Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro.

Secondo la Alletto, il primo esplose il colpo di pistola, mentre Ferraro lo coprì, finendo per essere accusato di favoreggiamento.

Gli inquirenti conclusero che il colpo partì per errore. Scattone venne condannato a sette anni in primo grado per omicidio colposo e possesso di arma da fuoco, mentre per Ferraro la sentenza fu di quattro anni, per favoreggiamento e possesso illegale di arma da fuoco.

Le due condanne furono confermate in Appello, mentre la Cassazione le annullò.

Si aprì quindi un secondo processo, che confermò le due sentenze di condanna emesse in primo grado, cancellando l’accusa di possesso illegale d’arma da fuoco.

Giovanni Scattone fu condannato a cinque anni e quattro mesi e Salvatore Ferraro a quattro anni e due mesi, ma dopo 25 anni, il delitto di Marta Russo resta ancora senza un perché.