La prima Casa del rider è a Napoli, per ricaricare bici, cellulari e energie

Ottanta metri distribuiti su due piani all’interno della centralissima Galleria Principe di Napoli. Uno spazio per i facchini per riparare i mezzi del mestiere, ma anche per documentarsi sui propri diritti.

Napoli, inaugura la prima Casa del Rider d'Italia
Inaugurazione della Casa del Rider, 29 marzo 2012

 

Erano le ore 16 di oggi pomeriggio quando veniva inaugurata la prima casa dedicata ai rider in Italia.

Per un delivery sostenibile

Che ci sia il sole ardente o la pioggia forte, i ciclofattorini pedalano a qualunque pendenza.

Nei giorni di magra attendono pazienti per strada un nuovo ordine, che a volte può arrivare anche a distanza di ore dall’ultima consegna.

Lo racconta Valentina Guido a Vesuvionlive.

Per la Rider del capoluogo campano questo lunedì è stata una giornata poco remunerativa: ha lavorato dalle ore 10.30 fino alle 14, risposto a due richieste e guadagnato 7 euro lordi. Infatti, della parca cifra, una percentuale va alla piattaforma di food delivery.

È per questo che è nata la Casa della bicicletta, che nasce all’interno del progetto “Nuovi progetti e nuove tutele”, vede il coinvolgimento di Inail, Nidil Cgil Napoli e l’associazione Napoli Pedala ed è patrocinata dal Comune di Napoli e dalla Presidenza della camera dei deputati. 

La città offre, prima in Italia, un luogo dove poter recuperare le energie, ricaricare i propri smartphone e le biciclette elettriche (per chi le utilizza).

Ma non finisce qui, perché i rider, vessati da condizioni precarie, mancano del riconoscimento dei diritti da parte dei “datori” di lavoro.

Così il punto di ritrovo e di ristoro per la categoria lavorativa, diventa anche fonte di informazioni per sapere come tutelarsi.

Gli sforzi sono tesi affinché nasca un “delivery etico, sostenibile e sociale“, secondo le parole di Luca Simeone, presidente di Napoli Pedala.

Persino Francesco Ruffino, il rider che ha macinato più chilometri al mondo e che adora scorrazzare con i pasti fumanti per le strade di Palermo, ha confessato il sogno di una maggiore stabilità.

Una “nuova” categoria lavorativa

L’esercito dei facchini del cibo in bicicletta, scooter o automobile esiste da decenni, ma nell’ultimo anno si è ingrossato vistosamente in tutto il Paese.

I ristoratori sulle piattaforme di food delivery sono aumentati del 57%.

I corridori con i pasti caldi erano 15.000 prima dello scoppio della pandemia. Adesso sono diventati 30.000, il doppio, come riporta Il Messaggero.

Inoltre si è ampliata la categoria di persone che inforca la sella per consegnare cibo. Prima tre quarti erano studenti, adesso, invece, a riversarsi nell’ambito sono persone che hanno perso gli impieghi precedenti.

Inevitabilmente, l’età media si alzata (prima era di 27 enni).

Inoltre il periodo cui si presta servizio si protrae nel tempo. Prima si poteva definire “saltuario” o “stagionale” con la sua durata di 6 mesi, adesso non più.

Chissà che nel Paese non spuntino altre Case così, di conforto dal clima inclemente, dalle lunghe attese e dall’informazione su doveri (molti) e diritti (ancora pochi e non riconosciuti) dei rider.