Patrick Zaki resterà in carcere per altri 45 giorni: a deciderlo i giudici egiziani

Il ricercatore egiziano, Patrick Zaki, studente all’Università di Bologna, resterà in custodia per altri 45 giorni.

Patrick ZakiAd annunciare la decisione presa dai giudici egiziani è stata l’ong Eipr di cui fa parte Patrick Zaki, attraverso un tweet.

Altri 45 giorni

La corte antiterrorismo de Il Cairo ha deciso che Patrick Zaki, il ricercatore egiziano, deve rimanere in custodia per altri 45 giorni. La comunicazione è arrivata ieri attraverso una comunicazione su Twitter della Ong Eipr (Iniziativa egiziana per i diritti personali) di cui il ragazzo fa parte. Il tweet, riportato da Ansa, precisa anche che:

“Patrick era stato arrestato il 7 febbraio mentre tornava dall’Italia, dove studia per un master, per trascorrere vacanze in Egitto”

La legge egiziana prevede che la custodia cautelare nel paese possa durare fino a due anni. La prima fase è caratterizzata da 5 mesi che possono essere prolungati di 45 giorni in 45 giorni. I primi cinque mesi sono stati ritardati a causa della pandemia.

Ieri, il giudice nel corso dell’udienza, aveva chiesto che i dirigenti della Ong Eipr avessero i beni congelati. Gasser Abdel Razek, Karim Ennarah e Mohamed Basheer sono stati scarcerati grazie alle pressione internazionale che è stata fatta per aiutarli.

Perché il ricercatore è in custodia

Il ragazzo è accusato per la pubblicazione di 10 post su Facebook. Post che, secondo Zaki e i suoi legali, sarebbero dei falsi. Le accusa si concentrano, dunque, sulla diffusione di notizie false ma non solo: istigazione alla violenza e al terrorismo. Stando a quanto ha dichiarato Amnesty International, Zaki potrebbe rischiare ben 25 anni di reclusione.

Per i legali e chi supporta il ragazzo, si tratta di una decisione vergognosa. In particolare, il portavoce di Amnesty International Italia, ha affermato che si tratta di una decisione che lascia tutti senza fiato. Per poterlo salvare, a sua detta, sarebbe necessaria un’azione internazionale, guidata dall’Italia. Anche perché le condizioni di detenzione del carcere di Tora, in Egitto, sono orribili.