Mascherine chirurgiche, inquinamento marino: cosa si può fare per evitarlo?

Si trovano sempre più mascherine in mare, facendo salire l’inquinamento marino. Dobbiamo dire addio all’usa e getta?

mascherine in mare

Vista l’ampia diffusione del covid 19, tutti sono alla ricerca delle mascherine chirurgiche e se ne trovano sempre più in mare. I primi allarmi arrivavano dai mari asiatici all’inizio di questa pandemia. Nonostante l’OMS continui a sostenere l’inutilità di questo DPI, molte nazioni come l’Italia, hanno posto l’obbligo d’indossare per lo meno quelle chirurgiche non filtranti. Infatti, indossare una maschera semplice, riduce la dispersione delle goccioline in aerosol e può contribuire al contenimento.

Mascherine lavabili, la soluzione eco?

Dopo la distribuzione di milioni di mascherine chirurgiche in tutta Italia e il nuovo obbligo, sono sempre più le aziende che stanno riconvertendo le proprie produzioni. Sono dispositivi usa e getta, indispensabili per contenere il rischio di contagio da Covid-19. Purtroppo la quantità di mascherine di tutti i tipi stanno aumentando in mare, gettate e smaltite in maniera del tutto errata.

Silvio Greco lanci l’allarme ed è dirigente di ricerca della Stazione Zoologica Anton Dohrn oltre che biologo marino

“ci segnalano già adesso che siamo in un periodo di quarantena la presenza di centinaia di mascherine sulle spiagge, così come sappiamo che altrettante ne vengono pescate in mare. Non oso immaginare cosa succederà quando, finita la quarantena, di mascherine ne circoleranno miliardi”.

Silvio Greco pone l’accento sulla tragedia per le tartarughe e i mammiferi marini, che le mangiano scambiandole per cibo, come succede con tutti i rifiuti di plastica. ampliano anche il problema delle microplastiche marine. Esiterebbe una soluzione più green, cioè proporre l’uso di mascherine lavabili e guanti di materiali che si possono facilmente riciclabili. I guanti dovrebbero essere prodotti utilizzando:

“mono-materiali e non, come oggi, poliaccoppiati (come la plastica utilizzata, fatta di polietilene e polipropilene) impossibili da differenziare e riciclare, o se si riducesse a monte il problema, eliminando il monouso e ricorrendo, per esempio, a mascherine in tessuto.”

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