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Zaky, il giallo delle lettere inviate ai familiari e mai state recapitate

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Zaky ormai è detenuto da quasi 6 mesi in Egitto a causa dell’accusa di propaganda sovversiva.

Zaky
Sono ormai 6 mesi che lo studente- attivistà dell’Università di Bologna è in carcere (foto di Il Messaggero).

Sono passati 6 mesi da quando Patrick George Zaky, studente iscritto a un master dell’Università di Bologna di 27 anni, è stato rinchiuso nel carcere in Egitto con l’accusa di propaganda sovversiva. Il ragazzo di origine egiziana, fu arrestato in Il Cairo come riferirono i consulenti legali ingaggiati dal giovane.

Il giovane era tornato in Egitto per una vacanza quando fu arrestato dalla polizia

Zaky era tornato in Egitto per una breve vacanza e per rivedere la sua famiglia quando la polizia locale lo fermò. Nonostante la difficile situazione in cui la vita del giovane riversa, pochi mesi fa, tramite una lettera, raccontò di stare bene e che tutto sarebbe tornato alla normalità.

Il giovane è originario dell’Egitto ma studiava a Bologna, all’Università. Il reato di cui è accusato e che lui ha sempre smentito è di propaganda sovversiva: avrebbe infatti scritto alcuni post Facebook ed una tesi controverse.

Zaky da un primo incontro con i familiari ha scoperto che le sue lettere non venivano recapitate

Durante questi lunghi mesi dietro le sbarre, il ragazzo avrebbe continuato a scrivere lettere ai familiari e agli amici. E’ notizia dell’ultima ora però, come riportato da Tgcom 24, che queste lettere non sarebbero mai state recapitate. A denunciare l’accaduto la stessa associazione di attivisti la quale chiede a gran voce la liberazione di Zaky.

La verità sarebbe emersa, stando quanto trapelato, dal primo incontro avuto in carcere tra Zaky ed i propri familiari.
Questa ennesima beffa ai danni del giovane attivista è solo l’ultima di una lunga serie di ingiustizie subite.
Basti pensare che appena atterrato ad Il Cairo, lo scorso 7 febbraio, è stato accolto con un pestaggio terminato con delle scosse elettriche, usate per estorcergli informazioni sul suo lavoro.

Intanto continua la battaglia di Amnesty International per il rilascio del giovane. Il governo egiziano, infatti, ha annunciato la grazie per 530 detenuti e la società spera che uno di essi possa essere proprio Zaky, libero finalmente di tornare a casa.