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Vertice UE, continuano le trattative serrate e spunta la nuova bozza di Michel

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Vertice UE, continuano le trattative, ma ancora nessun accordo

Continuano le trattative serrate al Summit UE giunto al terzo giorno di caotiche negoziazioni.

Sul tavolo spunta la proposta dei c.d. “Four Frugals” con un’offerta finale di 350 miliardi di sovvenzioni per il Recovery Fund, da raddoppiare con un pari ammontare di prestiti, e la nuova bozza del presidente Michel, 400 miliardi di aiuti a fondo perduto e 350 miliardi di prestiti.

Fonti italiane riferiscono di “passi in avanti” nelle trattative, ma in effetti non si è giunti ancora ad un vero e proprio accordo, come sottolinea la stessa Cancelliera tedesca Angela Merkel.

Le trattative ed i colloqui tra i leader UE si sono concentrati su un pacchetto proposto di 1,68 trilioni di euro, un bilancio pluriennale comunitario e un Recovery Fund Covid.

I leader dell’Europa orientale si sono opposti alle condizioni legate allo stato di diritto, mentre i paesi dell’Europa meridionale stanno respingendo le richieste dei cosiddetti quattro frugali, ora cinque, paesi (Paesi Bassi, Austria, Finlandia, Svezia e Danimarca).

Vertice UE, trattative e opposizione del Ministro olandese Rutte

Continuano le trattative e il primo ministro olandese Mark Rutte ha affermato di insistere su un limite di sovvenzioni per un valore di 350 miliardi di euro, preferendo prestiti a condizioni rigorose.

Le differenze sono state così grandi che la ripresa dei colloqui di domenica da parte di tutti e 27 i leader UE è stata respinta per diverse ore, mentre piccoli gruppi hanno lavorato su nuove proposte di compromesso.

Il primo ministro lussemburghese Xavier Bettel ha affermato che

“non ha mai visto posizioni diametralmente opposte come questa”.

Jack Parrock, corrispondente di Euronews a Bruxelles, ha affermato che

“la realtà di questo vertice UE è sostanzialmente la stessa di tutti gli altri vertici dell’UE.

[…] le somme di cui stanno discutendo sono così grandi che la posta in gioco è più alta che mai”.

Diverse fonti riferiscono che diversi leader hanno prenotato camere d’albergo a Bruxelles per un’altra notte sollevando aspettative che il vertice potrebbe essere esteso a un quarto giorno fino a lunedì 20 luglio.

Il terzo giorno di trattative è iniziato con il presidente del Consiglio dell’UE Charles Michel, che ha incontrato la tedesca Angela Merkel, la francese Emmanuel Macron e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Macron ha dichiarato su Twitter che Francia e Germania

“stanno insieme” per un “piano di ripresa senza precedenti”.

“Siamo pronti a scendere a compromessi senza rinunciare all’ambizione. Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità”,

ha aggiunto.

Nel frattempo la Merkel ha riferito ai giornalisti di non poter dire

“se ci sarà una soluzione”

e che

“è possibile che oggi non ci saranno risultati”.

“C’è molta buona volontà, ma ci sono anche molte posizioni diverse”,

ha sottolineato la Cancelliera tedesca.

Vertice UE trattative, è scontro tra Conte e Rutte

La notte precedente, mentre i colloqui tra i leader stavano terminando, il primo ministro italiano Giuseppe Conte ha descritto “lo scontro” tra la sua posizione e quella del suo omologo olandese Mark Rutte come “molto difficili”.

Gli olandesi, insieme agli altri “Frugals”, sono a favore di una quota maggiore di prestiti rimborsabili, piuttosto che di sovvenzioni, e vogliono maggiori condizioni e controllo su come vengono spesi i soldi.

Un nuovo piano presentato sabato scorso da Michel è stato progettato per offrire concessioni alla posizione olandese.

Il Recovery Fund è stato ridotto a 450 miliardi di euro ed è stato aggiunto un “freno di emergenza”.

Per Conte, il freno di emergenza sia dal punto di vista giuridico che politico “non è molto praticabile”.

Vi sono state ulteriori tensioni per quanto riguarda l’aggiunta di una condizione per legalità nell’accesso ai fondi.

La misura proposta, sostenuta tra l’altro da Macron, potrebbe avere un impatto prevalentemente sui paesi dell’Europa orientale e in particolare Polonia e Ungheria.

Varsavia e Budapest hanno suscitato l’ira di Bruxelles negli ultimi due anni e sono stati condannati dalla Corte di giustizia europea per quelli che sono visti come attacchi all’indipendenza della magistratura, alla libertà dei media e al trattamento dei rifugiati in Ungheria.