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USA, pena di morte: iniezione letale per primo afroamericano sotto Trump

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Pena di morte reintrodotta a luglio, morto il primo afroamericano per iniezione letale. Christopher Vialva colpevole di duplice omicidio.

primo afroamericano ucciso dalla pena di morte sotto Trump

Da luglio sono riprese le esecuzioni per pena di morte, giovedì è morto il primo afroamericano per iniezione letale: Christopher Vialva era colpevole di duplice omicidio.

Vialva, primo afroamericano pena di morte sotto Trump

Negli Stati Uniti le esecuzioni erano sospese dal 2003. William Barr, procuratore generale, nel luglio 2020 ha fatto condannare a morte alcuni detenuti.

Da luglio 7 persone sono morte per iniezione letale, l’ultima proprio giovedì: Christopher Vialva, il primo afroamericano ucciso nel braccio della morte sotto Trump.

Christopher aveva 40 anni ed è morto giovedì 24 settembre 2020 alle 18.42, ora locale, in una prigione federale a Terre Haute, Indiana.

L’uomo era colpevole di aver ucciso due persone nel 1999 quando era solo un 19enne. A quel tempo insieme al suo gruppo di amici adolescenti ha rubato un’auto a Fort Hood, Texas, e ha poi sparato alla coppia a bordo della vettura.

Todd e Stacie Bagley sono i nomi delle vittime uccise da Vialva. I loro corpi senza vita sono stati bruciati nel bagagliaio dell’auto da un suo amico, complice dell’omicidio, che è stato condannato alla pena capitale esattamente come Christopher.

Viava si è pentito in prigione per quello che ha fatto. Affermava di essere cambiato e che la prigione gli aveva aperto gli occhi sull’atrocità che aveva compiuto da ragazzo. Le sue ultime parole in un video rilasciato ai suoi avvocati sospirano con rammarico un addio pieno di pentimento per le sue. È morto da uomo nuovo, diverso dall’assassino che fu a quel tempo.

Al momento ci sono ben 56 detenuti nel braccio della morte delle prigioni federali di cui quasi il 50% afroamericani: 22 bianchi, 7 latini e 1 asiatico.

Vescovi contro Trump e Barr:’ Basta!’

Il nome della donna che sarà nominata alla Corte Suprema sta per essere reso noto da Trump, manca un giorno all’annuncio. Al momento però la rivolta dei vescovi contro il presidente e il procuratore generale Barr è sotto la lente d’ingrandimento da parte del paese.

La morte di Vialva va aggiunta alla lista dei decessi per pena di morte da quando Barr e Trump l’hanno nuovamente reintrodotta negli USA.

Una missiva contro la pena di morte è arrivata da due vescovi americani molto influenti. L’hanno controfirmata l’arcivescovo Pau Coakley, presidente del Comitato di politica interna della Conferenza episcopale, e anche l’arcivescovo Joseph Naumann, presidente del Comitato per la vita.

Sono contrariati dalla decisione di Barr e Trump di reinserire la pena di morte:

Fermate queste esecuzioni, diciamo basta!

I vescovi americani si appellano alle massime autorità governative per fermare le esecuzioni federali.

Affermano con chiarezza e limpidità che la responsabilità e la punizione legittima appartengono alla giustizia ma le esecuzioni no. Le ritengono completamente inutili e inaccettabili, un mero strumento per ‘farsi bello elettoralmente’ a loro parere.

Nelle vesti di rappresentanti della Chiesa i due vescovi si sentono in dovere di aiutare le vittime di violenza e cercano di incoraggiare i colpevoli alla redenzione.