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Summit sul Clima della Nazioni Unite: tutto quello che non sappiamo

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Il Summit sul Clima delle Nazioni Unite sembra sia stato un vero e proprio flop, dato che nessuno dei principali paesi inquinatori ha accettato di ridurre le proprie emissioni

Summit sul Clima della Nazioni Unite: tutto quello che non sappiamo
Summit sul Clima della Nazioni Unite

Le esigue buone notizie dal summit sul clima, sono abbastanza rincuoranti, ma finchè i grandi inquinatori non s’impegneranno non si avranno risultati degni di nota. Per il momento abbiamo impegni di coloro che hanno poco inquinato: 77 piccoli Paesi hanno annunciato che desiderano raggiungere emissioni nette zero entro il 2050. Insieme a loro altri 70 si porranno hanno deciso di superare gli Accordi di Parigi, raggiungendo obiettivi molto ambiziosi entro il 2020.

Si stanno molto impegnando finanza e aziende, che presentano piani finanziari a zero emissioni nette entro il 2050 e decine d’aziende private si allineeranno agli obiettivi della COP21. Cresce a quota 7 miliardi il Green Fund, il cui scopo è quello d’aiutare le nazioni in via di sviluppo nelle questioni climatiche, grazie all’impegno di Svezia, Danimarca, Norvegia e Svizzera.

Il non impegno delle nazioni con centrali a Carbone

Le nazioni più ricche hanno deciso di rimanere ferme sui loro obiettivi, ma sono tre le nazioni che maggiormente preoccupano, anche a causa dei loro progetti espansionistici delle centrali a carbone. Sto parlando d’India, Cina e Turchia, che al summit non hanno minimamente toccato il tema.

  • India: aumento della quota proveniente dalle rinnovabili entro il 2022, ma non ha promesso la riduzione dalla dipendenza dal carbone.
  • Turchia: Presidente Erdoğan non tratta l’argomento, chiede di essere considerato come paese in via di sviluppo, per poter accedere a fondi speciali e in seguito ratificare gli Accordi di Parigi.
  • Cina: si limiterà al rispetto degli accordi presi a COP21, senza fissare obiettivi più alti, per salvaguardare la propria economia danneggiata dalla guerra dei dazi con gli USA.

Infine abbiamo gli Stati Uniti che a quanto pare, abbandoneranno gli Accordi di Parigi il 4 novembre 2020 (comunque mai rispettate, neppure sotto l’amministrazione Obama). La Russia ha annunciato che ratificherà gli Accordi di Parigi, senza però dire opererà per tagliare le emissioni della propria industria del petrolio.

Nel frattempo un rapporto della World Meteorological Organization ha bollato il quinquennio 2015-2019 come il più caldo di sempre, con aumenti di 1,1 °C dall’era preindustriale, contro l’aumento di 0,2 °C del quinquennio precedente.