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Stefano Cucchi, oggi dieci anni dalla morte: tutte le tappe della vicenda

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Dieci anni fa moriva in carcere Stefano Cucchi. Da allora si sono susseguiti anni d’indagini, depistaggi e omertà

stefano cucchi

Oggi sono dieci anni dalla morte di Stefano Cucchi, in attesa della sentenza finale.

La morte di Stefano Cucchi

È il 15 ottobre del 2009 quando Stefano Cucchi, giovane geometra romano, viene fermato da 5 agenti all’ingresso del Parco degli Acquedotti. Addosso gli trovano 12 confezioni di hashish, poco più di 20 grammi, tre confezioni con una singola dose di cocaina e un medicinale per l’epilessia, di cui soffriva. Il 22 ottobre Cucchi muore all’ospedale Sandro Pertini.

Al momento del decesso, il ragazzo era arrivato a pesare 37 chili. Quando era entrato in carcere ne pesava 52.

Dieci anni d’indagine

I primi a finire sotto processo, nell’ottobre del 2009, furono i 3 agenti di polizia penitenziaria Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Dominici. Insieme a loro, sotto inchiesta,  finirono anche tre medici del reparto di Medicina Protetta dell’ospedale Sandro Pertini. Il processo si concluse nel dicembre del 2014 con l’assoluzione degli agenti della penitenziaria e del primo medico che visitò Stefano Cucchi all’ospedale Pertini.

Nel settembre del 2015, su richiesta della famiglia di Stefano, parte un secondo processo. Nel gennaio 2017 per i Carabinieri Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco viene chiesto il rinvio a giudizio per omicidio preterintenzionale e abuso di autorità. La sentenza è chiara: Cucchi è morto per le botte, non per un attacco di epilessia.

La svolta arriva l’8 aprile 2019: l’imputato Francesco Tedesco rivela i nomi degli autori materiali del pestaggio: i colleghi Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro. 

Il 12 novembre partirà il nuovo processo per depistaggio agli altri 8 carabinieri coinvolti nella morte del ragazzo. La sentenza finale del processo bis ai 5 carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale è prevista per il 14 novembre.

“Vorrei che Stefano fosse ricordato come un simbolo, per dare voce e speranza a coloro non hanno strumenti per combattere le battaglie che servono”

ha commentato Ilaria, sorella di Stefano, che da 10 anni insegue la verità sulla morte del fratello.