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Sharon, violentata e uccisa a 18 mesi dal patrigno. La lettera della mamma: “Ho perso tutto”

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L’autopsia ha confermato le violenze subite dalla bambina, anche nei giorni precedenti al delitto.

Sharon, la lettera della madre

Il suo patrigno, Gabriel Robert Marincat, che è ora in carcere con l’accusa di omicidio, aveva raccontato di un incidente domestico di cui era rimasta vittima la piccola Sharon.

La morte di Sharon

Era l’11 gennaio scorso, quando la piccola Sharon, 18 mesi, morì poco dopo il suo ricovero all’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo.

La bambina – che viveva a Cabiate, Como – arrivò in condizioni disperate nel nosocomio lombardo.

In casa con lei, al momento del dramma, c’era solo il compagno della madre, Gabriel Robert Marincat, 25enne di origine rumena.

Il giovane riferì di un incidente domestico: raccontò infatti che una stufa era caduta addosso alla piccola e l’aveva ferita.

Ad accompagnarla in ospedale però non fu il 25enne, ma la nonna della bambina, che aveva notato la piccola priva di sensi e l’aveva portata al pronto soccorso.

La madre di Sharon era al lavoro al momento della tragedia ed aveva affidato sua figlia al compagno.

Nonostante un intervento chirurgico d’urgenza, per la piccola Sharon non ci fu nulla da fare.

Troppo gravi le lesioni riportate.

La versione riferita dal patrigno della bambina non ha mai convinto gli inquirenti, tanto che lo scorso 23 gennaio il giovane è stato arrestato con l’accusa di maltrattamenti da cui è derivata la morte della vittima e violenza sessuale.

L’autopsia sul corpo di Sharon

I risultati choc dell’autopsia sul corpo di Sharon hanno accertato che la bambina avrebbe subito botte per diversi giorni, non solo in quel drammatico 11 gennaio.

Non solo: il corpo della bambina era ricoperto di lividi e segni di violenza, su arti inferiori e superiori.

Il 25enne Gabriel Robert Marincat avrebbe anche abusato sessualmente di lei, com’è emerso proprio durante l’esame autoptico.

Quel che è certo è che la violenza sessuale non ci sia stata il giorno della sua morte, ma diversi giorni prima.

La causa del decesso sarebbe da attribuire ad un profondo trauma cranico.

Interrogato qualche giorno dopo l’arresto, il 25enne si è avvalso della facoltà di non rispondere ed ha quindi scelto di non rispondere alle domande del gip.

La lettera della mamma di Sharon

Silvia Barni, 24 anni, ha deciso, per la prima volta da quando è accaduta la tragedia, di scrivere una lettera e raccontare i suoi sentimenti di madre.

Quella mattina la ragazza era uscita per andare a lavoro ed aveva quindi affidato la sua piccola al compagno, che è poi diventato il suo carnefice.

Ti ho custodita tra le mia braccia e cullandoti mi immaginavo un futuro dove saremmo cresciute insieme, io mamma e tu figlia. Saresti presto diventata anche come una sorella”

si legge in un passaggio della lettera, in cui Silvia racconta di quel giorno, che ha cambiato la sua vita per sempre.

Quel maledetto pomeriggio dell’11 gennaio ho chiamato tante volte e sono stata ingannata”.

All’altro capo del telefono il suo compagno, che evidentemente cercava di rassicurare Silvia sulle condizioni della piccola Sharon.

“La Tua NONNA, mia madre, è venuta subito a trovarti e ha capito immediatamente che stavi male, eri in gravi condizioni e ha chiamato i soccorsi”

si legge ancora nella lettera.

“Non cerco vendetta, ma giustizia. In un attimo ho perso te, mia adorata, e ho perso la fiducia in chi era al mio fianco: ho perso tutto”.

La mamma della piccola ha già annunciato di volersi costituire parte civile al processo a carico del compagno.

Intanto il suo legale ha invitato i cittadini di Cabiate a stare vicini alla famiglia di Silvia, in un momento così delicato e difficile da affrontare.