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Riscoperto il Sengi il toporagno elefante somalo

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Riscoperto il Sengi il toporagno elefante somalo

Si credeva estinto in Africa ed è stato ritrovato dopo 50 anni che si credeva estinto o un animale leggendario mai esistito.

Una piccola creatura che si pensava estinta ma ora il nuovo studio che è stato condotto dai ricercatori della Duke University l’ha scovato vivo e vegeto nel Gibuti, in Africa.

I risultati della ricerca

L’animale è noto anche come Sengi Somalo ed ha il nome scientifico di Elephantulus revoilii. Si tratta di un piccolo mammifero grande quanto un topolino dotato di un lungo e flessibile naso che oscilla.

Questo particolare animale non si vedeva più dalla fine anni ’60 nel Corno d’Africa. Esistevano solo tre dozzine di esemplari impagliati nei musei definiti come “storici”.

I sengis non sono dei toporagni veri e proprio. Era una delle 25 specie perdute più ricercate dalla Global Wildlife Conservation ed è una delle 20 specie di sengis meno note al mondo, rendendo questo animale un vero e proprio mistero dei mammiferi africani.

La ricerca in Africa

All’inizio del 2019 il ricercatore del Duke Lemur Center, Steven Heritage ed un piccolo gruppo di altri  zoologi tra cui Galen Rathbun dell’Accademia delle scienze della California e infine Houssein Rayaleh dell’Associazione Djibouti Nature.

Il gruppo ha deciso di verificare se l’animale fosse realmente estinto o se fosse presente in altre zone dell’Africa orientale, al di fuori della Somalia come ad esempio il Gibuti.

La popolazione ha fornito delle prove fotografiche della presenza del sengi in Gibuti. Sono state trovate le tracce lasciate da 8 esemplari. Servendosi di modelli che stimano la distribuzione di questi animali, si è scoperto che ha una popolazione molto numerosa rispetto a quanto preventivato.

È stato riscoperto in moltissime zone calde, rocciose e secche del Gibuti, Somalia e con probabilità in Etiopia. Un’espansione inaspettata che fa ben sperare che questa specie non sia a rischio

“Noi che viviamo a Gibuti, e per estensione nel Corno d’Africa, non abbiamo mai considerato i sengi “persi”, ma questa nuova ricerca riporta i sengi somali nella comunità scientifica, cosa che apprezziamo.”

Ha spiegato Rayaleh per poi proseguire dicendo che c’è una grande biodiversità nel Gibuti e questo mostra che il Paese è in grado di offrire grandi opportunità per la scienza e la ricerca.