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Luigi Di Marzio, chi è il senatore che lascia il M5S e passa al Gruppo Misto

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Passaggio dal gruppo M5S al gruppo Misto: lo ha annunciato il senatore Luigi Di Marzio in aula a Palazzo Madama

Con il passaggio dal M5S al Gruppo Misto di Luigi Di Marzio la maggioranza è alla conta, ma per ora sembra che non ci siano rischi.

Il senatore pentastellato ha spiegato di essere considerato un “eretico” e un “traditore”.

Di Marzio ha illustrato le reali motivazioni che lo hanno portato a sottoscrivere il referendum confermativo della legge costituzionale che riduce il numero dei parlamentari.

“Di fronte a un’epurazione di fatto, […] formalizzo la decisione di aderire al gruppo Misto”,

sottolinea lo stesso senatore.

La decisione di Di Marzio era stata anticipata stamattina da Repubblica, che aveva scritto che un altro senatore, Lello Ciampolillo, dovrebbe a breve essere espulso.

Luigi di Marzio: chi è il senatore che ha lasciato il M5S?

Nato a Bojano nel 1951, Luigi di Marzio è medico e politico italiano.

Si è laureato in Medicina all’Università di Bologna, specializzandosi in Igiene e medicina preventiva all’Università di Parma.

Nel 1986 è stato Ispettore sanitario a Campobasso e dal 1995 Direttore dell’ospedale regionale “A.Cardarelli” di Campobasso.

Dal luglio 2010 ha ricoperto l’incarico di Direttore dell’ospedale “G.Vietri” di Larino.

Alle elezioni politiche del 2018 Luigi di Marzio è stato eletto Senatore per la XVIII legislatura nel collegio uninominale di Campobasso con il sostegno del Movimento 5 Stelle.

Nel mese dicembre 2019 è tra i tre firmatari del M5S sulla legge sul “taglio” dei parlamentari.

Il senatore era tra i parlamentari del M5S in ritardo con la restituzione di una parte delle indennità percepite.

Taglio parlamentari: la coalizione dei “salva poltrone”

I “Berlusconiani” hanno guidato la coalizione dei salva poltrone.

Tra le 64 firme necessarie per bloccare la riforma che “taglia” i posti da parlamentare, ben 41 sono stati gli esponenti di Forza Italia, nove gli esponenti del gruppo Misto, 7 del Pd, tre sono dei 5 stelle, due di Italia Viva e due della Lega.

Per chiedere il referendum hanno firmato anche Emma Bonino e il senatore Carlo Rubbia.