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Scuola, proteste no vax: il 10% degli alunni non sarà ammesso

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Continuano le manifestazioni no vax e partono le sanzioni per le famiglie che non intendono vaccinare i figli

Scuola, proteste no vax: il 10% degli alunni non sarà ammesso
Scuola, proteste no vax

Alta tensione tra le famiglie no vax e le autorità competenti che, a pochi giorni dal suono della prima campanella, stanno emanando sanzioni salate.

Niente scuola per i figli dei no vax

Manca poco ormai all’inizio dell’anno scolastico 2019/2020 e alla riapertura delle scuole. Riprendono vigore le proteste dei no vax, che si battono affinché anche i bambini senza vaccino possano frequentare normalmente le lezioni.

Per la legge, il termine ultimo è già scaduto; entro il 10 luglio, infatti, bisognava presentare la documentazione che attestava la regolarità delle dieci vaccinazioni obbligatorie, previste dalla legge Lorenzin, per gli alunni da zero a sedici anni.

I bambini di età inferiore ai 6 anni, sprovvisti di vaccino, non possono iscriversi all’asilo, e per i loro genitori scattano le multe da 100 a 500 euro.

Assieme alle proteste dei no vax, sono partiti anche i verbali: dopo le manifestazioni dell’8 agosto a Rimini, i vigili hanno consegnato 27 lettere ad alcune famiglie no vax.

Le sanzioni per le famiglie

L’espediente delle sanzioni per le famiglie no vax sta portando i suoi frutti. A Rimini, il sindaco Andrea Gnassi ha obbligato le famiglie a pagare 50 euro per ogni giorno di scuola frequentato dagli studenti non vaccinati; il risultato sono stati 90 mila euro spesi da un totale di 60 famiglie sanzionate.

A Venezia, invece, è stato impedito l’ingresso a 1.800 bambini, e sono pronti i verbali da 180 euro per le famiglie di altri 50 mila studenti.

In Lombardia, sono ben 20 mila i bambini che non potranno iscriversi alla scuola materna, 700 a Firenze, 400 a Bologna.

La regione con un bassissimo tasso di no vax è il Lazio, dove le coperture dei vaccini sfiorano il 98% degli studenti. La situazione nella regione non è però omogenea: alcuni Comuni all’interno del Lazio, però, si sono fermati al 90% o addirittura all’86%.