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Roma, il professore che chiedeva mazzette condannato a 10 anni di reclusione

Alla facoltà di Architettura dell'università La Sapienza Antonio Patruno promuoveva gli studenti dietro compenso

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Alla facoltà di architettura dell’università La Sapienza Antonio Patruno promuoveva gli studenti dietro compenso.

I fatti cui si riferisce la condanna risalgono al 2010 e al 2011.

Esami a peso d’oro

Fino a dieci anni fa passare l’esame di statistica e teoria delle strutture all’università La Sapienza di Roma non era una questione di studio, passione e conoscenza, bensì di soldi.

All’epoca dei fatti, il professore Antonio Patruno deteneva la cattedra dell’insegnamento suddetto. A stargli a cuore non erano certo gli studenti, ma il loro denaro e affinché il suo abbondasse, si è avvalso della sua posizione privilegiata di docente universitario.

Per passare l’esame, conseguire la laurea o anticipare la sessione di laurea Patruno proponeva, a seconda del caso e forse del suo stato d’animo, una modalità esclusivamente in soldoni: per esempio si partiva da una serie di ripetizioni alla cifra di 50 euro l’ora da tenere con i suoi assistenti, fino a una oscillazione dei prezzi (dai 300 fino ai 4.000 euro) per tesine imposte già pronte, anticipazione di date o effettuazione di ogni altra ordinaria pratica. La situazione si trasformava per gli studenti in una bolgia infernale. Inoltre i voti che seguivano la riscossione della tangente, oscillavano a discrezione del professore dal 18 al 30.

La denuncia

Uno studente stanco dei soprusi del professore che voleva costringerlo a pagare dazio per anticipare la sessione per la discussione della tesi, ha denunciato le malsane dinamiche nel 2011.

Secondo le indagini sono stati 15 gli esami tra il 2010 e il 2011 che gli studenti furono costretti a superare dietro pagamento.

Dopo 10 anni arriva dai giudici della seconda sezione collegiale la condanna per induzione indebita a dare o promettere utilità. Il professore Patruno, oggi 76enne, dovrà scontare 10 anni di reclusione. Infatti la precedentemente condanna a soli 6 anni da parte del PM Alberto Pioletti non fu ritenuta sufficiente dal collegio che l’aveva respinta.