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Rincaro Prezzo Pane: la denuncia della Coldiretti

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Dal grano al pane il prezzo subisce un rincaro di quasi 15 volte per effetto delle speculazioni e delle importazioni di prodotto dall’estero.

prezzo pane

“Oggi un chilo di grano tenero è venduto a meno di 21 centesimi, mentre un chilo di pane è acquistato dai cittadini a valori variabili attorno ai 3,1 euro al chilo”,

è quanto denuncia la Coldiretti.

Secondo gli ultimi dati diffusi da Eurostat, in Italia i prezzi del pane siano superiori del 14,5% rispetto alla media in Europa dove il prezzo più alto è in Danimarca e il più basso in Romania.

Coldiretti denuncia il rincaro del prezzo del pane

Oggi un chilo di grano tenero è venduto a meno di 21 centesimi mentre un chilo di pane è acquistato dai cittadini a valori variabili attorno ai 3,1 euro al chilo, con un rincaro quindi di quasi quindici volte.

Se a Milano una pagnotta da un chilo costa 4,22 euro, a Napoli si scende fino a 1,89, mentre a Palermo sui 3,02 euro, secondo l’analisi Coldiretti su dati Osservatorio prezzi.

Le forti differenze da una città all’altra sono un’evidente dimostrazione che l’andamento del prezzo del pane dipende solo marginalmente dal costo del grano, con le quotazioni dei prodotti agricoli ormai sempre meno legate all’andamento reale della domanda e dell’offerta.

Roberto Moncalvo, Presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale mettono in evidenza che

“alla luce di queste speculazioni acquisiscono ulteriore valore gli accordi di filiera come quello appena partito insieme al Cap Nord Ovest per il frumento tenero Gran Piemonte”.

Rincaro prezzo pane: al via progetti virtuosi

Per contrastare i rincari del prezzo del pane vanno incentivati progetti virtuosi che garantiscono una prospettiva di reddito a medio-lungo periodo alle nostre imprese cerealicole oltre alla tracciabilità e sicurezza alimentare ai consumatori.

Gli obiettivi alla base degli accordi di filiera devono essere volti ad assicurare la sostenibilità della produzione con impegni pluriennali e il riconoscimento di un prezzo di acquisto ‘equo’, basato sugli effettivi costi sostenuti.