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Strage di Rigopiano, lo sdegno dei familiari delle vittime: all’asta le bottiglie di vino salve dal disastro

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Polemica sulla messa all’asta di alcune bottiglie di vino e champagne trovate nell’hotel sul sito Aste Giudiziarie.

rigopiano

Sono passati due anni dalla tragedia dell’Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara) che ha visto la morte di 29 persone, ospiti e dipendenti.

Rigopiano: la macabra vendita

Non è noto chi farà il macabro brindisi o arricchirà la sua collezione di vini con una bottiglia pagata a caro prezzo, proveniente da un luogo di morte. Il prezzo da cui partiva la bottiglia era già elevato: ben 700 euro. La vendita è avvenuta per 1800 euro. L’annuncio della messa in vendita è stato pubblicato sul sito “Aste giudiziarie”. Si tratta di bottiglie salvate dalla valanga.

Lo sconcerto dei familiari delle vittime

Romolo Reboa, insieme ad altri legali che assistono le famiglie delle vittime (Gabriele Germano, Massimo Reboa, Silvia Rodaro, Maurizio Sangermano e Roberta Verginelli) ha spiegato che l’asta è stata voluta dal curatore del fallimento 70/2010 Del Rosso srl. Come si legge su l’Ansa, egli ha affermato:

“ciò che ha sconvolto i miei assistiti è che vi è stata una macabra asta che ha visto più persone competere per assicurarsi le bottiglie della cantina della morte”.

Immediata è stata la replica di Sergio Iannucci, curatore fallimentare, che ha parlato di bottiglie estranee alla tragedia. Si tratterebbe, infatti, di beni della società che aveva in gestione la struttura. Le bottiglie sarebbero state date alla procura fallimentare a saldo di parte del debito. Iannucci, previa autorizzazione del giudice, ha poi dato il via alla vendita.

Dunque, i commenti sarebbero soltanto speculazione perché le vittime non c’entrerebbero nulla. Iannucci si è giustificato ancora sostenendo di aver avuto l’autorizzazione della Procura della Repubblica e del Gip. Le bottiglie sono state recuperate con i carabinieri. All’asta non sono messi soltanto i vini ma anche arredi ed altre cose che facevano parte dell’hotel ormai distrutto.