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Revoca concessione Autostrade potrebbe interessare anche la Germania e la Cina

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Revoca concessione Autostrade: tra i soci Aspi spunta il fondo cinese Silk Road e Allianz

La revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia potrebbe arrivare ad interessare anche i rapporti con la Cina e la Germania.

Tra i soci di Aspi spunta il fondo cinese Silk Road oltre a industriali tedeschi e Allianz.

Durante il vertice Conte-Merkel la Cancelliera tedesca avrebbe, secondo alcune fonti, messo sul piatto anche il tema della revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia.

La Merkel, sollecitata dagli industriali tedeschi e da Allianz, tra i soci di Aspi, avrebbe riferito delle pressioni ricevute dal tessuto imprenditoriale del paese.

Spunta l’ennesimo rinvio della grande promessa di Giuseppe Conte, quella di revocare la concessione ai Benetton.

Nel Castello di Meseberg si è tenuta la conferenza stampa con Angela Merkel ed il Premier Conte ha riferito di adottare una linea dura.

 “Oggi si è parlato molto delle autostrade. Sono davvero curiosa di sapere come andrà domani questo Consiglio dei ministri”,

commenta la Cancelliera Merkel.

Anche oggi non sarà il giorno decisivo. Il punto è che il Dossier Autostrade interessa anche la Germania.

Il mondo finanziario ha innalzato la soglia dell’attenzione e della pressione proprio sulla Cancelliera tedesca.

Esistono diversi fondi istituzionali che hanno sottoscritto gran parte delle obbligazioni di Autostrade e della società madre Atlantia. Schroder, Cardiff, Deka.

Se il Governo procede alla revoca, Autostrade rischia di andare in default, cioè di fallire, e quindi di lasciare questi fondi dei creditori senza un euro.

Sono in gioco 19 miliardi. E poi c’è Allianz, il colosso assicurativo tedesco, che ha il 6% di Atlantia.

Qui il rischio è di uscire dal gioco e perdere tutto. Il Silk Road Fund, il fondo governativo cinese che detiene una partecipazione del 5% in Autostrade, ha chiesto spiegazioni all’ambasciatore italiano a Pechino.

Revoca concessione Autostrade: l’insolvenza potrebbe avere gravi conseguenze

Tutti i creditori sono allarmati. L’insolvenza della società avrebbe gravi conseguenze su grandi istituzioni finanziarie come la Banca europea per gli investimenti, ma anche su tutti gli altri creditori, dalle banche italiane come Intesa, UniCredit e Mps, a quelle estere come HSBC e BNP Paribas, a un gigante degli affari come Goldman Sachs. Il crollo del mercato azionario è del -15,9%.

La pressione che cade sul tavolo del Governo è molto forte. Sullo sfondo ci sono i rischi di una disputa decennale che può costare alle casse dello Stato fino a tredici miliardi. Immediatamente il futuro dei settemila dipendenti di Autostrade e le tasche di 17 mila piccoli risparmiatori.

Ciò pesa anche sulla decisione finale del Governo. Non ci sono più spazi di negoziazione con i Benetton.

Prima di trattare con il Governo, negli ultimi giorni Autostrade per l’Italia ha messo più soldi sul piatto per compensi e miliardi di investimenti, e ora il premier afferma che la condizione per evitare la revoca è che i Benetton escano di Autostrade, eliminando la quota dell’88% che detengono attraverso Atlantia.

In breve, il sospetto di una negoziazione fraudolenta. Anche perché, come ribadito nel comunicato stampa accompagnato dalla pubblicazione della proposta di miglioramento, la società aveva già informato la volontà del governo di Atlantia di scendere al 37 percento.

Per questo motivo Autostrade afferma di aver ottemperato alle richieste del governo “dopo un anno di confronto” e, per questo motivo, chiede a Conte di scegliere sulla base di aspetti “legali, tecnici, sociali ed economici”.

L’ultima mossa è capire cosa accadrà se procediamo con il rischio di default, il futuro dei 7 mila dipendenti, i soldi in fumo di 17 mila piccoli risparmiatori.

Con il fallimento, anche le 800 gare d’appalto per lavori e servizi avviati da Autostrade sarebbero saltate. Valgono 4,5 miliardi.

Il Consiglio dei Ministri è stato spostato alla sera. Perché nessuno si aspetta una decisione tra i ministri. Uno di questi trascura la previsione:

“Non decideremo sicuramente domani”.

Il Premier Conte vuole chiudere la questione una volta per tutte, ma un ospite di pietra siederà anche al tavolo del Consiglio dei Ministri.

I Renziani sono contrari alla revoca, il Partito Democratico è diviso, le 5 stelle vogliono proseguire con la linea dura.