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Restrizioni di Natale: si prevedono 8 giorni di Italia zona rossa

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Per le restrizioni in vista del Natale, secondo Boccia servirebbe unità ma, per il governatore Fontana, non è possibile chiudere.

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Secondo le ipotesi che stanno circolando da diverse ore, le restrizioni di Natale saranno 24/25/26/27 e 31 dicembre, 1/2/3 gennaio.

Verso una stretta per le feste

Le restrizioni di Natale potrebbero interessare i giorni clou delle feste ovvero: 24/25/26/27 e 31 dicembre, 1/2/3 gennaio. Le possibili deroghe potrebbero essere previste soltanto il giorno 25 in cui si potrebbero ospitare due parenti stretti ma che non convivono sotto lo stesso tetto. Una sorta di ricongiungimento familiare, non più di due però.

Le uniche giornate gialle o arancioni (a seconda del colore attuale della regione) sarebbero, dunque, 28, 29 e 30 dicembre.

L’Italia, dunque, potrebbe diventare zona rossa per otto giorni, tutti i festivi e prefestivi.

Questa è l’ipotesi più plausibile tra le tante che si sono sentite in questi giorni. L’obiettivo è, ancora una volta, quello di far calare il numero dei contagi.

La decisione potrebbe arrivare domani

Il Governo, che oggi alle 17 ha incontrato le Regioni, non ha ancora preso una posizione chiara. Del resto, l’incontro tra Conte e i capi delegazione non è avvenuto mai al completo perché mancava Italia Viva. La Bellanova, infatti, è occupata in Europa. Inoltre, si attende il confronto tra Salvini ed il premier.

Probabilmente, un nuovo Dpcm o le nuove restrizioni natalizie, potrebbero arrivare domani mattina, venerdì 18 dicembre, oppure in serata.

Nel primo pomeriggio di domani si terrà un nuovo incontro tra Boccia e le regioni. Alle 18, invece, si terrà  il Consiglio dei ministri. Nel corso di quest’ultimo saranno definite le norme anti contagio.

Un’altra ipotesi sul tavolo del governo è una zona rossa totale dal 24 dicembre al 6 gennaio. Una ipotesi condivisa dai governatori regionali a patto di ristori economici istantanei e sicuri. Una zona rossa totale che fa storcere il naso a Giovanni Toti, Attilio Fontana e Francesco Acquaroli che si sono detti contrari.